LA PSICOTERAPIA E IL RAGGIUNGIMENTO DEGLI OBIETTIVI


LA PSICOTERAPIA E IL RAGGIUNGIMENTO DEGLI OBIETTIVI

A sette chilometri da Finisterre, dopo averne percorsi 293, attraversando la Galizia, un dolore assurdo mi inchioda a terra. Non riuscivo a camminare. Georgia mi dice di darle lo zaino. Non voglio, desidero portarlo io a meta. Insiste, glielo do. E li comprendo che quando hai bisogno di aiuto, devi farti aiutare.
Venti minuti dopo non c’era più dolore. L’ho portato io lo zaino dopo avere appreso la lezione.

Ogni percorso di crescita presuppone una presa di posizione: voler superare il disagio che si prova. L’inadeguatezza, l’insicurezza, la paura di non essere all’altezza della propria esistenza producono effetti devastanti sulla propria salute fisica, mentale, spirituale.

Ma la stessa inadeguatezza, la stessa insicurezza e la stessa paura di non essere all’altezza sono finestre dalle quali guardarsi. Dietro ad esse c’è il desiderio di stare bene, di sentirsi realizzati e di raggiungere i propri obiettivi.

Sono segni non condanne. E già questo è un primo passo in avanti.

Intraprendere un percorso psicoterapico significa assumersi la responsabilità di cambiare alcuni equilibri, di spostarsi da una posizione all’altra, di considerare la qualità dei propri pensieri e delle proprie emozioni, dei propri gesti, delle proprie azioni.

L’intervento appartiene ad ognuno di questi livelli. Per questo l’impegno e la focalizzazione diventano fondamentali.

Le partenze sono timide perché “le mappe” sono ancora organizzate secondo convinzioni, credenze limitanti. Il primo periodo è importante per prendere coscienza di come funzioniamo: gli schemi che usiamo più di frequente, i comportamenti che adottiamo in prevalenza, la modalità comunicativa alla quale ricorriamo per esprimere ciò che sentiamo. Tutto è un’eredità del passato: abbiamo appreso “la struttura” che sembra essere maggiormente accettata dal contesto nel quale viviamo.

“Ad una certa età devi sposarti, avere dei figli”;

“Devi fare l’ingegnere come tuo padre”;

“Devi stare a casa come tua madre”;

“Devi andare all’Università”;

“Devi andare a lavorare, l’Università non serve”;

“Inutile dedicarsi all’arte, non procura pane”;

“Aggredisci prima di essere aggredito”.

Questo è solo un breve elenco delle possibili aspettative sociali che ci permettono di stare nella società al minimo storico delle eventuali contestazioni.

Cosa succede se si disattendono le aspettative?

Inizia un periodo turbolento. Ci si può accorgere che alcune delle convinzioni che abbiamo ospitato dentro di noi non rispondono a chi siamo. E questo determina scompiglio. Inizia la ribellione.

Tale ribellione a volte è implosiva: accumuli rabbia, paura, tristezza dentro e rifiuti l’ambiente senza però agire in modo proattivo. Una sorta di rassegnazione.

Altre volte è esplosiva.

In alcuni casi è un’esplosione distruttiva: aggredisci, crei danni alle cose e alle persone.

In altri è costruttiva: prendi atto della tua insoddisfazione e inizi lavorare per costruire la tua nicchia. Questa scelta comporta molta più pazienza e tenacia di quanto non sembri.

Farsi accettare è un processo che parte da accettarsi. È una continua negoziazione con l’ambiente.

C’è una sostanziale differenza tra radicamento e radicalizzazione. La radice è la stessa ma il significato è diverso. Radicarsi significa diventare stabile, accettare la propria appartenenza senza subirla. Radicalizzarsi significa irrigidirsi sulle proprie posizioni.

Iniziare un processo di ribellione esplosiva proattiva significa cambiare il ruolo che si ha nel proprio contesto, espandere i propri confini e mettere al centro il proprio talento.

Se la prima fase della psicoterapia è perlustrativa, quella centrale è centrata sull’azione espressiva.

Si inizia a piccoli passi a migliorare il proprio modo di comunicare, di esprimere ciò che si sente dentro. Questo determina quasi subito un cambiamento di sistema. Tu cambi, tutto cambia. Tu inizi, arriva l’ispirazione. Tu cerchi, trovi. La differenza è che TI MUOVI IN MODO PROATTIVO.

Questa è la fase della scoperta. Un piccolo cambiamento del proprio comportamento genere risultati inaspettati. Questo apre a nuove prospettive e a sensazioni forti di soddisfazione: “finalmente il mondo mi riconosce”. Io completo la frase con: “finalmente tu riconosci il mondo”.

L’ultima fase è quella dell’integrazione. Questa è quella in cui il talento che abbiamo rispolverato diventa ancora più centrale. Lo mettiamo a disposizione della vita con sicurezza. Qui, entrano in gioco la gratitudine e l’amore incondizionato. Accadono cose spettacolari che mi commuovono sempre.

Durante il Cammino di Santiago ho imparato che quando hai bisogno, fatti aiutare. Da quel momento in poi tutto cambia.

Fatti aiutare è diverso da chiedere aiuto.

Non sempre chi chiede aiuto, si fa aiutare. Anche qui, è assumersi la responsabilità del cambiamento.

 

 

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