Se ti da fastidio, è il tuo momento 2


Questa mattina pesco dal mio “boccaccio” la parola del giorno.

Esce fuori: “leggi”. Accetto il consiglio. A dirla tutta, di primo acchito, mi ha dato fastidio. Leggo in continuazione, avrei voluto riceverne un’altra. Ma sono io che ho costruito lo strumento, ed io che ho scritto le parole. Quindi, ricevo ciò che ho scritto. Lapalissiano come non mai. 🙂

Ho imparato tuttavia che questo barattolo funziona in modo potente e che direziona in modo sartoriale il pensiero.

Per raggiungere qualsiasi risultato ci vuole disciplina.

Prendo il libro che ho iniziato ieri dopo aver letto un post.

Quanti libri avete acquistato che non avete ancora mai toccato e troneggiano da mesi sulle mensole?

Rispondetemi: “tantiiii”, così mi sento in compagnia. Io ne ho davvero tanti ed uno di questi è, anzi era ormai, Rock’n’ blog di Riccardo Scandellari.

Me ne divoro la metà e avverto l’esigenza di scrivere perchè ho fatto una serie di collegamenti che sento la necessità di comunicarvi subito.

La settimana scorsa ho partecipato ad un seminario sul Linguaggio della Luce con Peppino Valentino Bellusci. Nella sua premessa, la frase mantra: “quando hai paura significa che è il tuo turno e devi viverla“.

Quando senti fastidio, è il tuo turno.

Quanto è potente questa frase? Quanto entra dentro e va dritta al punto bollente?

Quel famoso fastidio che avverti di fronte a determinate situazioni o persone che ti portano a tenertene alla larga o a starci con accanimento, che ti creano emozioni o sensazioni negative e contrastanti, sono la tua prova del nove per quel momento storico. Viverle significa affrontare la tempesta e procedere verso la quiete. Se scappi da esse, circondandoti di pensieri e scuse oggettive, rimani impantanato e tutto si ripeterà.

Non è una macumba 🙂 é una dinamica.

Pensaci bene: il sintomo di una malattia (fastidio) è ciò che ti spinge a trovare una soluzione (cura). Quindi il sintomo è quel campanellino di allarme che ti dice: “caro mio, buongiorno, come stai” ? (qui ancora fa poco male). “Scusa, ma sarebbe il caso che ti dessi una mossa perchè qui le cose non vanno alla grande”(qui la cosa diventa significativa)! Se tu fai l’eroe e non lo ascolti, il sintomo ribussa ma con un tono un pochino più aggressivo: ” la finiamo di fare gli eroi? Qui la situazione è allarmante. Ho portato altri “amici” così vediamo se accerchiato, ti dai una mossa”! (siamo nella fase grappolo: più sintomi insieme).

Quel che scrivo è un punto focale. Questa dinamica accade spesso nelle consulenze individuali. Si ripete anche nei corsi e, in una certa misura, anche in chi vorrebbe partecipare ma si trattiene dal farlo.

“Vorrei non vorrei ma se vuoi” Lucio Battisti

La scrittura è un elemento fondante della mia azione terapeutica. Tuttavia non è invasiva. Fa delle richieste importanti certo ma concede tutti i tempi e permette la scelta di ogni stile.

Seguo persone ermetiche, persone analitiche, persone indisciplinate, persone molto disciplinate. Alcune sono più resilenti, altre più resistenti. Con ognuna costruisco un intervento personalizzato.

Tagliamo insieme la stoffa, insieme scegliamo il modello,

insieme lo cuciamo e lo aggiustiamo quando viene indossato.

La personalizzazione dell’intervento è fondamentale per la sua buona riuscita.

Per questo è necessario un ascolto profondo ed intenso andando oltre il giudizio che potrebbe generare quella presenza.

Le storie che vivo nello studio psicoterapico hanno comunanze con quelle che nascono nei gruppi. Anche lì incontro persone timide, estroverse, disponibili, meno disponibili, resilienti, resistenti e via dicendo. Ecco perchè pur avendo un canovaccio della giornata, preferisco sempre ascoltare l’ambiente e adattare i contenuti a ciò che avverto essere un sentire collettivo.

Cosa c’entrano quindi il libro di Riccardo Scandellari, il corso di Peppino Valentino Bellusci e il mio “boccaccio” con questo post?

Sono tutti e tre legati dalla ricerca del bene. Il mio bene e quello di chi si affida a me e tutto si poggia sulla costruzione di una relazione.

Il web serve per trasformare interazioni virtuali in relazioni dal vivo. Il boccaccio serve per entrare meglio in relazione con me in me e nel mondo. Il linguaggio della Luce sintetizza tutto questo attraverso un’osservazione più presente e focalizzata.
Tutto vibra, tutto parla, tutto informa.

Tutto ruota intorno alla relazione. Nella relazione ballano dinamiche, interpretazioni, considerazioni, azioni, convinzioni, convenzioni. Un caos che, attraverso la continuità delle interazioni, si amalgama e costruisce una forma comunque fluida che ti donerà risposte e formulerà nuove domande sempre su te stesso, su come funzioni e su cosa puoi migliorare.

Ecco cosa determina l’Alchimia Narrativa.

Ecco cosa accadrà ancora una volta in questo nuovo gruppo che vivrà questa esperienza il prossimo fine settimana ad Arco (TN). Con me Maria Silvia Stefanoni alla quale ho chiesto di far parlare la Natura, i suoi segreti e la sua antichissima saggezza.

Le domande sono: “vuoi affrontare il fastidio che senti dentro? Vuoi superare le difficoltà che incontri? Vuoi dare più slancio alla tua vita?

Se le risposte sono affermative, io ci sono.


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