Intevista di A Parole mie a Bruna Ferrarese 1


La libertà attraverso le tempeste della vita.

Bruna è Bruna. Difficile inquadrarla in una categoria perchè sebbene “strutturazione” sia una parola che la contraddistingue, di fondo è una ribelle. Dentro di sé ha la forza prorompente del marinaio più esperto che sa come attraversare le tempeste e il senso di libertà che  le permette di essere solo dove vuole essere.

Ha lavorato molto sul ruolo delle convenzioni sociali e si è creata quelle personali.

Cerca di unificare e armonizzare: due verbi che a mio parere le calzano a pennello.

Ha abolito la parola “lamento” e affrontando le tempeste della vita ha imparato a leggere la forza del mare, del vento, del giorno e della notte.

Come tutti noi, è esente dalla perfezione e a leggere la sua intervista non le interessa nemmeno coltivarla.

Promuove la vita vivendo. Ha costruito ogni pezzo del suo spazio e adesso vive in una “casa” dove c’è sempre da fare ma che parla di lei, del suo modo di amare, della sua ricerca costante.

Come si suol dire ma in questo caso come sento di dire: è una bella persona.

Buona lettura, buone riflessioni

  • Raccontaci la tua storia

La Stazione Centrale di Milano è stata lo scenario nel quale è nato l’amore fra Caterina e Carlo. Lei correva per non perdere il treno per pendolari che l’avrebbe riportata nella campagna bresciana e lui, emigrato dalla campagna padovana ed elegante nella sua divisa da polizia ferroviaria, scoppia a ridere quando il treno la lascia a terra: un vero colpo di fulmine! I miei futuri genitori avevano intrecciato il loro destino e la loro storia li avrebbe visti insieme fino alla scomparsa di papà. Quasi 50 anni di matrimonio dei più tradizionali.

Così Milano è la mia città di nascita e del cuore. Pur apprezzando il verde e la natura, ci sono scorci, odori e ricordi che me la fanno amare e dire con orgoglio che sono milanese. Quando, raramente, si ripresenta un po’ di nebbia, che ci crediate o no, torno ai miei otto/dieci anni e all’avventura di avanzare in una atmosfera ovattata che cancellava gli spigoli dei palazzi per arrivare a piedi fino a scuola. Più milanese di così!

Erano gli anni ’60 (io sono nata nel 1956), il tempo dei giochi nei cortili dei palazzi popolari che erano decorati da qualche platano piantato in mezzo a molto cemento ma erano il luogo più desiderato delle assolate giornate estive con giochi fatti di niente e il tempo dilatato delle vacanze.

Piuttosto brava a scuola senza ammazzarmi di studio, i miei tratti prevalenti erano la curiosità verso ogni cosa e il grande piacere di leggere. Avrei voluto proseguire gli studi e laurearmi in psicologia ma mamma era di opinione diversa e riteneva più interessante, per una donna, impiegarsi in attesa del matrimonio. Così ho interrotto gli studi, a 20 anni mi sono sposata una prima volta e a 24 anni mi sono separata… La mamma non era contenta ma non poteva più influenzare le mie scelte.

In estrema sintesi questo è stato il primo capitolo della mia vita. Intorno ai 24 anni avevo un lavoro dove il caporalato delle colleghe più anziane imperava e le mortificazioni erano lo standard, mi sentivo infelice nel mio avventato matrimonio e inadeguata alla vita al punto che non riuscivo a trovare il coraggio di prendere la patente!

Poi mi è capitato di leggere qualcosa sull’assertività, poi sull’analisi transazionale e più approfondivo più comprendevo che il mio modo di sentire e di agire non erano un marchio indelebile ma il frutto delle condizioni educative e culturali nelle quali ero cresciuta fino a quel momento. È da allora che ho ripreso a studiare e non ho più smesso.

È iniziato il secondo capitolo della mia vita. Nell’arco di pochi mesi ho trovato un posto di lavoro molto più interessante e con prospettive di crescita, ho chiesto la separazione a mio marito, ho trovato una casa tutta per me e ho iniziato a sentirmi libera, più sicura e più apprezzata. Ho persino preso la patente facendo la pratica in pieno centro a Milano!

Dopo un anno ho nuovamente cambiato lavoro perché mi era arrivata un’offerta dal Touring Club Italiano dove sono rimasta per sette anni. Ho dato le dimissioni nel 1987 perché la voglia di autonomia e indipendenza, abbinata alla nascita di mia figlia Francesca mi hanno fatto scegliere la libera professione. Il mio ruolo era Responsabile di Selezione, Formazione e Sviluppo del Personale e queste attività sono le stesse che ho continuato a seguire come consulente.

Mi ero risposata e pensavo che fosse per sempre. Vi risparmio i dettagli ma non è stato così e dopo i primi anni di serenità il rapporto si trascinava senza entusiasmo, mi sentivo spenta, e anche se il lavoro mi dava grandi soddisfazioni non riuscivo ad indirizzare i miei interessi più profondi nella direzione che desideravo. Pensavo che la priorità fosse la vita di coppia e in questo, di fatto, mi annullavo.

A fine novembre 2009 è iniziato il terzo capitolo della mia vita. Un episodio molto forte sul piano fisico ed emotivo hanno fatto si che, dopo anni di resistenza, tutto il mio essere abbia detto “basta”. In poche settimane ho avviato le pratiche di separazione, trovato un appartamento in affitto nelle vicinanze di Milano lasciando in uso temporaneo la casa a mio marito, traslocato e finalmente… di nuovo respirato.

Il primo anno non è stato facile. Dovevo fare i conti con quello che mi sembrava un mio fallimento e anche con la vergogna di raccontare l’episodio cruciale come se ne fossi responsabile. Niente di originale, sono dinamiche molto note ma comunque faticose.

È stata l’alba della mia riconquista della vita. Mi definisco “single di ritorno” e, oggi, trovo irrinunciabile la mia condizione. Sono letteralmente circondata da cose che mi fanno stare bene: dalle relazioni agli interessi, dalla gestione dei miei tempi all’indipendenza nelle scelte. Non è successo per caso ma, un passo dopo l’altro, qualche volta andando spedita e altre deviando un po’ ho capito come accettare ed accettarmi.

La risata, la meditazione, la consapevolezza, il concetto del “qui e ora”, la scrittura terapeutica, il silenzio e la musica e molte altre “strategie di benessere” oggi sono la colonna sonora del mio esistere.

 

  • Cosa significa per te Cura?

Mi piace pensare a questo termine come qualcosa di ampio, articolato, profondo e nello stesso tempo fatto di molti dettagli, di attenzioni. Non c’è amicizia senza cura, non c’è amore, non c’è la piacevolezza dell’ambiente in cui vivi e lavori.

Mi piace occuparmi di giardinaggio – nel mio caso, balconaggio – e la metafora che uso per descrivere la parola “cura” è quella del seme che, se abbandonato a se stesso, quasi sempre non si trasformerà nella splendida pianta o frutto che desideri. Giorno dopo giorno la nostra attenzione e dedizione permetteranno, invece, a quel seme di radicarsi con forza e, infine, premiarci con un incredibile fioritura.

 

  • Speranza: una tua definizione, la tua esperienza, il tuo messaggio.

Percepisco la speranza come una emozione che contiene una generica attesa di felicità o di benessere. Non amo tanto questa parola perché mi sembra sposti la responsabilità della mia realtà esistenziale a qualche evento imponderabile. Credo che siamo immersi in un flusso di energia costante e che tutti gli esseri, umani e non, siano fortemente interconnessi.

Il mio gesto, la mia decisione, il mio pensiero e le parole che scelgo per esprimerlo determinano reazioni ed azioni chissà dove e in quale piano temporale.

Mi occupo di formazione manageriale e comportamentale da oltre 30 anni, ho incontrato migliaia di persone e il messaggio in cui inquadro ogni tematica è legato al far crescere il proprio “locus of control interno” (“luogo del controllo interno”) piuttosto che coltivare il fatalismo, la ricerca di alibi e l’attribuzione ad altri delle cause di ciò che ci accade.

Non piangerti addosso, non pensare che gli altri sono più fortunati-belli-ricchi-famosi-simpatici di te: agisci, prendi l’iniziativa per creare le condizioni di vita che desideri. Non preoccuparti di agire in modo perfetto ma impegnati per fare del tuo meglio e il tuo grado di autoefficacia e la tua soddisfazione saranno il premio che potrai godere. La tua speranza sei tu.

 

  • Quali sono i valori che ti ispirano?

Qui l’influenza paterna è molto presente: rispetto, onestà, senso dell’umorismo, responsabilità, autenticità e franchezza. Ne consegue che non sono molto capace di gestire i compromessi e questo mi aliena alcuni rapporti.

Ho rinunciato ad importanti progetti di lavoro perché le finalità erano nebulose o addirittura palesemente fraudolente. Sono rimasta senza incarico (e fatturato) ma più felice.

Credo che ogni persona possa dare un senso alla propria vita se è ispirata a valori espliciti, magari diversi da quelli del suo contesto familiare ma fatti emergere in modo cosciente, vivi e presenti.

 

  • Cosa significa avere Fiducia?

La fiducia è alla base delle relazioni e ci permette di stare insieme agli altri produttivamente, avvertendo la reciprocità delle qualità e delle capacità e non basando i rapporti sull’antagonismo e la voglia di primeggiare.

È un’emozione bellissima sia quando la ricevi, sia quando la concedi. Per me vuol dire poter contare completamente senza che si possa verificare un qualsiasi tipo di tradimento intenzionale. Camminare insieme sapendo di esserci reciprocamente ma non essere intransigenti se qualcosa non ci soddisfa pienamente, concedere il beneficio della buona fede e saper perdonare.

 

  • Come lo yoga della risata si è integrato nella tua vita personale e professionale?

Ho ritrovato qualche mese fa riordinando il mio archivio un articolo di giornale che parlava di Yoga della Risata. Lo avevo ritagliato nel 2006 e deciso di conservarlo. All’epoca mi ero trasferita in collina, nelle Langhe, e il desiderio di saperne di più non era facilmente realizzabile per mancanza di offerte locali.

Nel novembre 2010, tornata da quasi un anno a Milano, trovo casualmente un volantino che propone un corso per “Leader di Yoga della Risata”. Era il periodo di crisi esistenziale dopo la seconda separazione. Avevo già seguito dei seminari per aiutare il mio riequilibrio emotivo e non volevo assumere farmaci per la depressione o entrare in analisi. Mi sono detta “perché no? Ridere è fantastico e un corso di due giorni al massimo non produce nessun risultato”. Così mi sono iscritta.

Al termine del primo giorno la mia testa era leggera come se fosse piena di elio, mi sentivo rilassata e piena di benevolenza verso la vita e le sue difficoltà e ho pensato “lo Yoga della Risata è straordinario; lo voglio allenare per me e voglio divulgarlo il più possibile”. Dopo 2 mesi ho inaugurato il Club della Risata di Arese, grazie all’ospitalità offerta da un bar che frequentavo e che disponeva di una grande sala da the e di una mentalità flessibile e aperta da parte dei titolari.

Il Club è una palestra fondamentale, un costante esercizio che fa bene al conduttore come ai partecipanti e così, perso il bar per ragioni di ristrutturazione, ho chiesto ospitalità presso la palestra del CRAL dell’ospedale di Garbagnate Milanese. Perso anche questo spazio perché l’ospedale è stato totalmente rinnovato e la palestra chiusa, ho finalmente ottenuto uno spazio dall’Assessorato ai Servizi sociali del Comune di Arese e oggi ci sono oltre 300 persone che si alternano alle sessioni.

Nel tempo, la risata è diventata abituale nel mio modo di pensare alle situazioni e il mantra “ho ho ha ha” risolutivo per gli inciampi piccoli e grandi di tutti i giorni.

Ho incominciato ad integrare il concetto e la pratica della risata nei miei progetti formativi e ho trovato più disponibilità di quella che io stessa immaginavo, anche da parte di grandi realtà aziendali di settori solitamente poco innovativi come le banche. Oggi è consuetudine inserire nelle mie proposte delle pratiche di benessere personale e sono quasi sempre apprezzate.

Come libero professionista ho creato anche un catalogo formativo che ho chiamato “Ridere e imparare, si può” che propone per tutti i corsi una metodologia fortemente esperienziale che integrano la crescita delle competenze professionali con l’acquisizione di buone abitudini felici. Sono corsi che si svolgono in spazi olistici, al posto delle classiche aule di formazione, per favorire le attività a terra e di movimento e permettere ai partecipanti di abbandonare – insieme alle scarpe – le difese di ruolo sociale e professionale. Ogni volta che è possibile la formazione si svolge nella natura, godendo dell’aria e del verde.

L’altro ambito che curo nel mondo Yoga della Risata riguarda i colleghi e il favorire scambi di esperienze, collaborazioni e crescita per tutti. Ho creato, subito dopo la certificazione come Leader, un gruppo Facebook con l’intento di mantenere i contatti con i miei colleghi di corso. Pian piano è diventato un gruppo di oltre 2.000 membri, tutti certificati come Leader o Teacher e, anche se è difficoltoso, sono riuscita a varare qualche iniziativa comune. Ad esempio, con il progetto “Ridere al femminile” realizzato con il patrocinio del Comune di Milano nel 2015 e con la recente raccolta di testimonianze dei colleghi che propongono Yoga della Risata a bambini e ragazzi (maggio 2018).

Nel periodo in cui queste informazioni non erano disponibili in Internet ho anche creato un sito (www.yogadellarisataclub.it) che permette gratuitamente ai colleghi di segnalare i riferimenti dei loro Club e le loro proposte di corsi istituzionali.

Nel 2015 ho poi pubblicato con Alberto Terzi un libro “Leader della risata. Essere professionisti del ridere” (edizioni la meridiana) per tracciare un bilancio di 20 anni di attività dalla fondazione del movimento Laughter Yoga.

 

  • Cos’è il servizio?

Servizio è la capacità di mettere a disposizione di qualcuno o di una collettività le tue abilità, competenze, attitudini perché si persegua un miglioramento. Vale nei confronti dei miei clienti, aziende e privati, ma anche nel sociale e nel volontariato.

 

  • Quanto conta l’amore nella tua vita e cos’è per te?

L’amore è ovunque, non solo nelle relazioni di coppia. L’amore è sempre presente nel mio quotidiano: nel rapporto con Francesca (mia figlia), con Dario che mi permette di giocare con lui (mio nipote), con mia sorella Gabriella, quando coccolo le mie gatte Tabata e Molly, quando accudisco le varie piante che affollano il balcone, quando parlo con persone che scambiano in modo non superficiale, quando lavoro e sento intrecciarsi dei legami profondi con le persone che mi stanno seguendo.

 

  • Coraggio: cos’è per te? Come lo usi?

È lo stato d’animo che mi riempie ogni poro della pelle proprio quando la situazione è difficile. La mia reazione temeraria quando la vita mi mette alla prova e che determina in me una grande forza nell’agire.

Sono stata coraggiosa quando ho dovuto fare affidamento solo sulle mie forze economiche e psicologiche per vivere da sola. Sono stata coraggiosa quando il tumore si è presentato una prima volta a 35 anni, poi a 55 e poi l’anno scorso al seno facendomi sperimentare, oltre all’intervento, tutto il percorso delle terapie che nel mio caso, purtroppo, hanno comportato importanti effetti collaterali a danno del cuore.

Il coraggio è ciò che mi ha permesso di non farmi prendere dallo sconforto quando tutto l’apparato sanitario, quasi sempre in buona fede, interagisce con il malato come se la malattia fosse l’aspetto centrale della sua vita.

Personalmente, una delle prime cose che ho fatto dopo la diagnosi, è stato aprire un file nel mio computer dal titolo “Io non sono il mio tumore” e questo è il mantra che mi accompagna e sostiene la mia resilienza. Ho ripreso a lavorare dopo tre settimane dall’intervento e questo mi ha permesso di sentirmi come e meglio di prima, facendo in modo che il circolo “prenotazioni-visite-terapie-ritiro esiti-nuove prenotazioni” non diventasse “perverso” intaccando il mio desidero di reagire con energia.

 

  • La parola: come la usi, come la curi

Il fascino e la potenza delle parole sono molto importanti per me, da sempre.

Da che mi ricordi ho sempre amato leggere, scrivere, parlare e pensare. Durante la scuola media, nel periodo dei primi amori adolescenziali, ascoltavo dalle compagne le loro storie, le speranze e le delusioni e poi creavo dei racconti con i loro amori: un grande successo!

Provo piacere nella scrittura e possiedo tanti quaderni che raccontano decine di anni della mia vita. Ho pubblicato finora sette libri, tutti a tema professionale, e ogni volta si tratta di una fatica piena di piacere. Prima o poi scriverò un romanzo e allora avrò realizzato un grande sogno.

La parola nella comunicazione interpersonale è la base del mio lavoro, che amo e mi diverte in ogni suo aspetto. È il ponte che mi permette di condividere con altri quei concetti che possono avviare una riflessione, un cambiamento positivo, una crescita personale.

Infine, la parola che dipinge il pensiero è ciò che crea la realtà che vivo. Lo intuivo ma la lettura del libro di Dario Canil “Avrah Ka Dabra. Creo quel che dico”, è stata la piena conferma che il concetto di realtà è altamente soggettivo. Dipende dalla percezione personale e la capacità di orientare i propri pensieri, e quindi le parole, può letteralmente trasformare ogni fatto e permettere la creazione di una esistenza felice.

 

  • Dieci parole di ispirazione che ti hanno cambiato la vita

La parola che mi ha letteralmente cambiato la vita è: assertività. In questo termine sono poi racchiuse altre parole fondanti per me: rispetto di se e degli altri, consapevolezza, ascolto, autenticità, collaborazione.

Infine, dono. Conosco due categorie di persone: scambiatori e prenditori. Penso che in questo mondo di energie ed interconnessioni la via per realizzare condizioni felici di vita sia donare, non importa cosa e a chi. Credo che coloro che alimentano la loro attitudine di “prenditori”, che non donano mai convinti di essere i più furbi, siano destinati alla solitudine e alla infelicità.

 

  • Dove possiamo trovarti (mail, contatti)

Sito web: http://www.brunaferrarese.com/

Pagina Facebook: Ridere e imparare, si può

Indirizzo email: info@brunaferrarese.com

Telefono: 338-7565445

bruna ferrarese

 


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Un commento su “Intevista di A Parole mie a Bruna Ferrarese

  • margaritella Luisa

    Ciao Bruna , sono onorata d’averti come Teacher ma soprattutto come cara AMICA!!! Aspetto il tuo romanzo!!!!! Luisa