Ti ho perso: cosa si nasconde dietro la paura


Ti ho perso: cosa si nasconde dietro la paura.

Avere paura significa essere preoccupati di perdere qualcosa o qualcuno. In qualche modo questa emozione è legata all’attaccamento che si sviluppa rispetto all’idea o al sentire che abbiamo creato per quel qualcosa o quel qualcuno.

Poco importa se siano realistici o meno.

Ciò che si innesca è un circuito vizioso: rimango legato perchè ho paura di perdere e la stessa paura determina la perdita stessa.

Il cambio di paradigma è un atto di vero coraggio: sciolgo l’attaccamento e a “nervi scoperti e vivi” guardo dentro me stesso e lascio che accada ciò che è bene per la mia esistenza.

Esistono diversi modi di superare la paura.

Fra i tanti, c’è la Parola. Merlino aveva due strumenti a sua disposizione: una bacchetta magica e una serie di parole che usava in base alle circostanze.

Non è solo una favola a cui decidere o meno di credere. È un vero e proprio modo di approcciare alle situazioni della Vita.

Per poter usare questi strumenti bisogna tuttavia avere fiducia nel potere che le parole stesse hanno, nella loro capacità di produrre un cambiamento significativo.

Più dubiti del tuo sentire e di tutto ciò che ti circonda, più aumentano le situazioni sgradevoli. I gatti si trasformano in leoni e i loro morsi sono più dolorosi di quanto non lo siano in realtà.

Il mondo diventa “oggettivamente” cattivo e tu diventi la vittima della tua esistenza. Si innesca una spirale dalla quale è poi difficile uscire per quanto non impossibile.

Come vuoi scrivere la sceneggiatura degli eventi accaduti e che ci accadranno?

In psicoterapia ed anche nei lavori di formazione di gruppo, questo aspetto è fondamentale per aiutare le persone a riprendere il comando della propria esistenza. La scrittura e la riscrittura degli eventi sono due step decisivi nel mio approccio psicoterapico. Una sola parola a volte basta per accendere la consapevolezza di dove si sia annidato il blocco. Capita spesso che questa stessa parola sfugga “allo scrittore” ma non al “lettore” che diventa l’editor, colui che segnala ciò che stride e deve essere modificato per dare maggiore fluidità.

In questo senso il processo psicoterapico diventa illuminante e realmente curativo.

Quando ascolti in autenticità ciò che ti dici e ti dicono, ti scrivi e ti scrivono comprendi il ruolo che stai giocando tu nella tua esistenza e del grado di autosabotaggio che tu hai deciso di adottare.

Fa comodo essere “definiti vittime” fino a quando non comprendi che meriti di più della “compassione”. Qui la scelta di chi vuoi essere e di cosa vuoi lasciare in eredità al mondo dopo di te a chiunque tu abbia incontrato di importante nella tua vita.

Il bisogno di essere riconosciuto deve necessariamente essere lavato da qualsiasi “vittimismo” altrimenti ciò che si ottiene è un ruolo che a lungo andare ti soffocherà e ti impedirà di realizzarti per davvero.

Essere riconosciuti significa fare ciò che ami nel migliore dei modi oltre ogni ragionevole dubbio, mettendosi in discussione ma non così tanto da perdere la strada della propria identità.

“La scienza e la religione si stanno avvicinando sempre più. La scienza sta scoprendo il potere contenuto nell’atomo; la metafisica insegna il potere contenuto nei pensieri e nelle parole. Le parole sono come dinamite. Proviamo a pensare al loro potere curativo: basta infatti pronunciare una parola per provocare una modificazione chimica nell’organismo”. […]

L’uomo possiede un’energia inesauribile rilasciata dalla sua benevolenza. Un uomo libero dalla paura, indifferente alle apparenze,pronto a donare amore ai suoi simili, è effettivamente in grado di spostare le montagne dell’odio e della guerra e di farle tormare nel nulla originario“.

Questi due brani de Il potere della parola sono molto calzanti. C’è da riflettere e da agire.

ciao

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