L’intervista A PAROLE MIE a Maria Grazia Butera 7


Autismo: il racconto di una Madre “Oltre Attraverso”.

Maria Grazia Butera è una donna di grande spessore. Fa l’estetista e ha il suo salone a Soveria Mannelli che ha chiamato Anyma. Il nome è già di per sè tutto un programma. La sua attenzione alla bellezza va dunque oltre il corpo attraverso la sua cura.

Maria Grazia è madre. La sua maternità è speciale perchè anche in questo caso va oltre le apparenze e cerca e trova il linguaggio più autentico per comprendere, comprendersi e farsi comprendere.

Il suo motto è “fare, fare, fare”.

Il suo augurio è: “ponete come unico obiettivo la serenità: sarà primavera…il carro andrà a motore”!

Thomas è suo figlio. Occhi limpidi e intelligenti.

Questa intervista mi ha emozionato e insegnato tantissimo.

Sono ormai anni che esercito la professione di psicoterapeuta ma mai ho sentito narrare così l’autismo.

Essenziale, potente e realistica. Nessun manuale può rendere così brillantemente quanto una madre consapevole. Ed ancora una volta è andata oltre l’etichetta.

Maria Grazia è una madre dell’Oltre Attraverso: sogna agendo e agendo realizza.

Buona lettura. Sia un punto di riferimento per tutte le madri.

  • Essere madre: cosa significa per te?

Essere madre per me è un dono, la gioia, amore incondizionato, protezione, sostegno e conforto. È una missione che ha come unico obiettivo la serenità e la felicità dei miei figli che hanno scelto me come mamma. Io sono quello di cui hanno bisogno in questa vita, io ho la “chiave”! Il legame tra madre e figlio è una forza spirituale che non può essere recisa.

  • Quali sono i valori che ti ispirano?

Il valore che più di tutti mi ispira, fin da quando ero piccola, è la COMPASSIONE. Credo li racchiuda un po’ tutti: l’amore, il perdono, il coraggio, la gentilezza, l’umiltà e soprattutto la capacità di immedesimarsi. Cercare di capire la posizione di chi mi sta di fronte per me è fondamentale!

  • Cosa significa per te autismo?

L’ autismo è un modo di essere…è una frase già sentita ma è la realtà! Un modo di essere che non nasconde (agli occhi di chi sa guardare) oltre alle difficoltà, molti aspetti positivi: intuito molto sviluppato, creatività eccezionale, una straordinaria capacità di andare oltre la superficie delle cose e, anche se contraddicendo il pensiero corrente, riescono a “leggere” le persone con particolare facilità! I bimbi affetti da autismo spesso pensano più velocemente, sentono più in profondità e sono più intuitivi rispetto alla norma perché hanno scarsa pazienza nel fare le cose in modo “normale”. È vero che la vita di un bimbo con autismo e della sua famiglia è più difficile ma è anche vero che la sua condizione aumenta le probabilità di vivere una vita STRAORDINARIA!

  • Raccontaci la tu storia di madre di Thomas.

La mia gravidanza è stata lineare…senza particolari problemi.

Thomas è nato a termine, 3,600 kg di salute.

Avevo tanti progetti per lui, aspettavo di potergli insegnare tante cose, intanto lo amavo (In realtà erano i MIEI progetti e non i suoi…)

All’età di 5 mesi ha avuto i suoi primi “problemi”. Qualche giorno dopo il vaccino (elemento oggettivo ) è stato ricoverato per quasi 2 mesi…dimesso, senza particolare diagnosi, si è ripreso in tempi abbastanza veloci.

A 12 mesi diceva le sue prime paroline ed era un bimbo attento e sorridente (non sono matta cari DOTTORI e per fortuna ho caricato foto e video su fb all’epoca😉).

A 14 mesi ha iniziato a camminare.

Era pronto per scoprire il mondo (per quella che era la mia idea…) ma qualcosa è cambiato.

Ha iniziato a perdere competenze acquisite, non parlava più, non si girava se chiamato ma la cosa terrificante per me era il fatto che non ridesse più.

A 18 mesi circa io avevo già preso consapevolezza della condizione di Thomas e quando l ho portato alla primissima visita neuropsichiatrica per la diagnosi, avevo già i denti stretti, gli occhi asciutti e le maniche rimboccate!

Apparivo (lo ero in realtà ) particolarmente e stranamente calma…

Iniziate le primissime terapie mi sentivo osservata come se fossi un alieno…non piangevo…ero serena…sorridevo…

E, col passare dei mesi, si leggeva chiaro, negli occhi di chi ci stava intorno, che aspettassero un mio cedimento…

Io sono una persona molto “ pratica” (chi mi conosce lo sa!) e da quel momento ho fatto solo ed esclusivamente quello che riconoscevo come PRATICAMENTE utile!

Ho anche acquisito la capacità di selezione istantaneamente le parole da ASCOLTARE e quelle dalle quali non farmi sfiorare emotivamente: chiunque fosse il relatore nessuno poteva dirmi di mio figlio niente più di quanto già sapessi. Non per presunzione (credo) ma semplicemente perché io penso sia così!

Ho ascoltato consigli utili, strategie che non conoscevo ma non ho ascoltato consigli su come fare la mamma…eppure ci provano sempre!

Una volta, non ricordo il perché, mi sono trovata da sola con una dottoressa. Ho rimosso anche che discorso stessimo facendo. Insomma, lei mi dice con molta naturalezza (…) che io non sapevo abbracciare mio figlio(eppure non mi aveva mai visto farlo). Nonostante le mie braccia fossero cadenti e i miei occhi erano da ebete stupefatto, lei decise di farmi una lezione di abbracci: “lo devi abbracciare cosi” e mi stringeva mentre io ero ancora nella posizione sopra citata.

Quella è stata la mia ultima volta in quello studio! Lei non era stata delicata con me che sono la mamma di Thomas e dal mio benessere dipende anche il suo!!!

Ho sempre saputo e tutt’ora so quali sono i miei meriti nell’evoluzione di crescita di mio figlio. Non ho mai ritenuto importante renderli noti; ho lasciato che altri se li prendessero: questo serviva a farli sentire più motivati. Ho lasciato ESISTERE la teoria che “i meriti son dei terapisti e i demeriti dei genitori” o delle mamme particolarmente. Non ho mai avuto il bisogno di dire che se si può lavorare bene con un bimbo il merito arriva SEMPRE da casa!

Non ho mai portato Thomas in nessun posto per diagnosi, super diagnosi e fantadiagnosi. L’istinto di una mamma supera qualsiasi sistema clinico!

Quando mi è stato consigliato, io, gentilmente, rispondevo: ”ah ok…lo porto a Pisa (per dirne una) e dopo? Qual è l’utilità pratica di questo viaggio?” NESSUNA!

Io so cosa è bene per lui perché è il mio BAMBINO non “un autistico”.

Gli impegni con lui non sono mai stati un limite per la mia realizzazione professionale, oltre che come mamma.

Un po’ meno semplice forse…si! Ma raggiungere un obiettivo (qualsiasi) con fatica porta al massimo della gratificazione.

Questa è un po’ della mia storia di madre di Thomas: io sono la mamma e lui il mio bambino.

  • Cosa significa per te comunicare?

Comunicare credo significhi INSTAURARE UNA RELAZIONE. Che sia a parole, gesti, sguardo, tatto o percezione…semplicemente …

  • Cosa significa avere coraggio?

Avere coraggio per me è avere la forza di affrontare situazione difficili senza avvilirsi. Credere sempre possibile una soluzione positiva, trovare la forza DENTRO di se anche quando all’esterno tutto sembra andare storto.

  • Amore: che cos’è?

Ad una foto di Thomas ho dedicato un titolo:

Anima

Maestra

Ogni

Rancore

Estingui

Thomas è il mio “guru”! Un maestro di vita sempre a portata di cuore.

L’Amore è un sentimento curativo, per chi lo dona e per chi lo riceve.

Immagino un cuore aperto,  dal quale lasciare libera di espandersi un fascio di energia positiva, colorata e luminosa , della quale TUTTI trarranno beneficio e il nostra ricompensa sarà di poterla donare.

  • Scuola e autismo: raccontaci la tua storia.

A scuola Thomas (seconda elementare) è un bimbo sereno ed “obbediente”. I suoi compagni sono stupendi, lo adorano e lo aiutano.

È parte integrante della classe: viene coinvolto nelle attività di gruppo per quanto consentito dai suoi “limiti-pazienza- interesse”.

I compagni,  a rotazione, si siedono vicino a lui per una settimana.

Le sue maestre sono adorabili…all’inizio erano un pò spaventate e disorientate “dall’ autismo” ma poi hanno conosciuto Thomas e tutto ha preso la giusta direzione.

Anche con le “incognite” annuali, le insegnanti di sostegno, devo dire che abbiamo avuto grandi fortune.

Un grazie all’ UNIVERSO che mette sulle nostre strade le persone giuste!

  • Quale terapia hai scelto per Thomas?

Forse sembrerà strano, non so. Non ho scelto io le terapie per Thomas ma le ha scelte lui stesso.

Io ho proposto, l’ho accompagnato, abbiamo provato, di base c’ è sempre stato che (anche se fosse stato “il terapista dei terapisti”con le promesse più allettanti) noi non avremmo continuato se Thomas non si fosse dimostrato SERENO e così è stato!

Detto questo, Thomas ha scelto:

  1. Alimentazione sana (il più possibile senza frustrazione);
  2. Audiopsicofonologia con metodo TOMATIS;
  3. MUSICOTERAPIA;
  4. Terapie comportamentali al quale non mi sento di dare un nome specifico: sarei limitante per la comprensione perché in Realtà sono adattate al SUO modo di essere perché lui riesce a trovare il SUO posto;
  5. E poi un contorno di tante cosucce “carine” come il Reiki, massaggi rilassanti, tante coccole e ridere il più possibile.
  • Thomas e Gioele: raccontaci il loro rapporto

Quando abbiamo deciso di avere Gioele, Thomas aveva 5 anni: la vita non era certo delle più semplici ma lui aveva diritto di non essere “solo”.

Non ho mai pensato al “dopo parto”: ci avrei pensato dopo!

Arrivati a casa con Gioele, Thomas ha reagito come farebbe un qualsiasi altro bambino.

Non sopportava le urla di notte (…), atteggiamenti di gelosia e finta indifferenza.

Nel giro di un mese io li lasciavo nel lettone da soli e potevo spostarmi senza portarne uno dietro. Thomas con lui era attento e dolce nonostante in genere abbia la delicatezza di un orso bruno!!!

Intanto Gioele cresceva. Ora ha 3 anni, io l’ ho rinominato il TERA-TEP-PISTA!!!Sempre sorridente e gioioso ma un graaan rompiscatole. Da qui è venuta a galla la disumana pazienza di Thomas che ha subíto e subisce ogni forma di dispetto senza torcere un capello al fratellino neanche quando, oggettivamente, chiunque la pazienza la perderebbe..

Dormono insieme. Si difendono, si aspettano, si prendono spontaneamente per mano….cosi’!!! Sono due “banali” fratellini.

  • Parola: quanto è importante per te darle e riceverle?

Con Thomas che ancora parla poco, nei confronti della “parola” mi rendo conto di avere pareri discordanti: a volte penso a quanto sia importante e altre a quanto non sia indispensabile.

La “parola” intesa come emissione di suono, per Thomas sarebbe un mezzo attraverso il quale farsi capire da tutti…per tutti.

Intendo anche coloro che per “sentire” usano solo le orecchie: per me è importante nei suoi confronti perché posso amarlo in un modo in più.

Ho sempre dedicato ai miei figli, in ogni momento della giornata, parole d Amore: dolci, positive, belle e gentili. La mia ninna nanna per loro è sussurrare fino all’addormentarsi frasi del tipo: “sei l’amore di mamma, sei un bimbo bravo, sei il cuore di mamma, mamma ti ama, ti adora ecc ecc”. L’ho sempre fatto perché mi piaceva l’idea che si addormentassero serenamente finché, grazie ad Angelina Pettinato, nel primo incontro di “A parole mie” ho capito che quella ninna nanna era una vera e propria cura: la terapia della serenità!!!

Non nego che sentirsi dire a parole “mamma ti voglio bene” avrebbe Il suo effetto ma lui non è pronto. Io non ho fretta e scadenza e lui lo dimostra in tanti modi.

Sarebbe molto più semplice “ascoltare” i suoi bisogni piuttosto che INDOVINARE.

Sentire il racconto di una giornata in gita…

Poter raccontare di un compagno sgarbato…

Non importa: finché arriva a casa sereno, io non ho bisogno di altro.

  • Una frase da consegnare alle mamme che non accettano la condizione autistica.

Care “colleghe mamme autistiche” anche se scrivo con serenità, io so benissimo quanto possa essere avvilente, sfiancante e frustrante crescere un figlio autistico…io lo paragono allo sforzo di tirare un carro per una salita ghiacciata!!!!

Si fa un passo in avanti usando tutte le energie possibili. Quel passo per essere mantenuto richiede uno sforzo sovrumano e basta mollare minimamente la “presa” che si scivola indietro in un istante e l’obiettivo di raggiungere la vetta diventa sempre più sfumato. Credo di aver reso l’idea. Detto questo: “Cosa c è in cima? Avete indossato le scarpe giuste? Il carro ha le ruote? Potreste pazientare fino alla primavera”?

Fare, fare, fare, in modo costante, senza fretta, senza affanno, senza paragoni. Dare senza aspettarsi niente ma con la certezza che i risultati ci saranno! Se ci concentriamo sull’autismo perdiamo di vista il nostro BAMBINO.

Siamo SUPER MAMME ed abbiamo la soluzione! Ponete come unico obiettivo la serenità: sarà primavera…il carro andrà a motore!

#missioneserenità

maria grazia e thomas


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7 commenti su “L’intervista A PAROLE MIE a Maria Grazia Butera

  • Patrizia

    Grandissima amica, donna, mamma. SEI UNA FORZA DELLA NATURA E THOMAS È IL TUO SOLE . HAI TUTTA LA MIA AMMIRAZIONE. UN ABBRACCIO AMICA MIA

  • Rossella

    Molto bello il tuo racconto reale di super mamma perché penso che Nn sia facile ma dalle tue parole e’emersa tanta serenità ed e’questa la terapia migliore per tuo figlio ti ammiro e ti stimo anche se pultroppo ci conosciamo solo tramite social cara collega un grosso abbraccio avanti tutta come dici tu il carro Andra’a motore

  • Giuseppe

    Questa testimonianza mi conferma che l’amore può tutto. Anche quando la strada da percorrere è stretta, piena di difficoltà da superare la tenacia e l’amore di una Mamma possono cambiare le leggi della natura. Grazie Maria Grazia per questa lezione di vita

  • Giuseppina Bonacci

    Un grande insegnamento su come essere mamma , in qualsiasi situazione. Enorme stima per questa donna di grande tenacia e coraggio, madre dolcissima e super attenta a tutti i bisogni dei suoi figli .