Il peso dei giudizi sui figli


 

Il peso dei giudizi sui figli.

L’autostima dovrebbe essere il motore fondante dell’educazione. Aiutare le persone a darsi e a dare valore è la missione di tutti coloro che dedicano la loro esistenza all’altro e alla sua cura.

In un brano di Ad un passo da noi, il mio romanzo di crescita personale, c’è una massima importante: “Più coltiverai l’essenzialità più forte sarai davanti le tentazioni“.

Ricevere più di quanto ci sia utile o sia giusto per noi in quel momento produce un grosso danno.

Il più grande per chi ha dato troppo è l’ingratitudine, quello più grande per chi ha ricevuto è la presunzione. Sia l’una che l’altra incidono inevitabilmente sull’autostima. Nel primo caso, si potrebbe pensare di essere degli incompresi e immeritevoli della stima degli altri; nel secondo caso, di essere superiori agli altri.

Pensiamo quindi a quando i ragazzi vengono invasi con il “troppo” per non farli sentire “diversi”: una delle tante riflessioni che i genitori riportano in consulenza. Guardiamo però agli effetti a medio e lungo termine di non aver lavorato sul valore della diversità e su quello della reale utilità.

Quali sono quindi i valori che ispirano l’essere genitori?

Qual è il loro grado di autonomia rispetto al giudizio degli altri? Questo determinerà come i figli vivranno il loro rapporto con il mondo esterno.

Da sistema valoriale genitoriale dipenderà la gestione della frustrazione e dello stress, l’autocontrollo, la stima nei confronti di se stessi, il grado di autonomia e di ribellione.

Quante volte i figli tornano a casa tristi o arrabbiati perchè sono stati giudicati?

Un giorno non va bene la marca delle scarpe e quindi andiamo quasi subito a comprarle.

Un altro giorno non va bene il cellulare, è meglio l’I phone e quindi acquistiamolo.

Un altro giorno non vanno bene le trecce, meglio i capelli corti: whatsapp immediato alla parrucchiera.

Potrei continuare all’infinito. Queste situazioni capitano più spesso di quanto si voglia ammettere.

La frustrazione aumenta nei genitori che magari lavorano dieci ore in più alla settimana per soddisfare le esigenze affidando ad un oggetto la risoluzione della questione. Ma anche qui non è detto che si ottenga il risultato. Quando viene consegnato “il premio risolutivo” che cosa accade tra il figlio e il genitore? Come viene narrato questo evento? Cosa ci si dice durante la consegna? Che ruolo gioca il genitore in quel momento cruciale: fa il postino o l’educatore?

Che valore diamo ai gesti e alle parole del dono nella relazione?

E si ritorna al sistema valoriale. È indubitabile che i genitori vivano per i loro figli e che vogliano per loro il meglio possibile. Nessun articolo e nessun libro darà mai le regole esatte di una perfetta genitorialità. Sarà sempre il campo e la consapevolezza nel campo che determinerà la qualità della relazione. Si attraverseranno momenti bui, si commetteranno tanti errori e si faranno tante prove per riuscire nell’intento di vedere i propri figli felici.

Ma chiediamoci ancora una volta: “quali sono i valori che ispirano nell’educazione”?

Un buon punto di partenza per creare condizioni di serenità familiare con tutto quello che ne consegue anche fuori, a scuola e in tutti i contesti nei quali i figli vivono e cercano la loro strada.

Quando si comprano i vestiti per i bimbi, ad esempio, a chi ci si sta ispirando? Sono sempre più modelli ma di chi? Di cosa? Quale messaggio vogliamo mandare fuori?

E nuovamente viene in figura la domanda iniziale: “Quanto pesa il giudizio degli altri sulla propria esistenza“?

Molte richerche confermano la teoria secondo la quale il modo in cui gli altri vedono e vivono i figli, diventa spesso il modo in cui questi ultimi vedranno e vivranno se stessi.

Quindi, sarebbe opportuno lavorare su questo aspetto per aiutarli ad essere critici e propositivi rispetto a ciò che ricevono dall’esterno. Come?

  1. essendo consapevoli del proprio sistema valoriale genitoriale;
  2. instaurando con loro un rapporto autentico.

Il primo punto spinge a chiedersi se si vuole che siano a propria immagine e somiglianza, che realizzino i propri desideri mancati o che siano realmente liberi di essere se stessi.

Il secondo punto vuole coraggio: comunicare.

La comunicazione autentica è un atto democratico in cui entrambi i partecipanti esprimono la propria opinione dando vita ad un dialogo costruttivo da cui non si uscirà perdenti o vincitori ma arricchiti di consapevolezza e di soluzioni che soddisfano entrambe le parti.

Vuoi le scarpe come quelle del tuo amico.

Ok, spiegami perchè è così importante per te?

La maestra mi ha sgridato.

Ok, spiegami cosa è successo?

In che misura sei responsabile di quello che è accaduto?

Ci vuole più tempo usando questa strategia? Potrebbe, si. Ma il risultato è che tuo figlio avrà sviluppato un suo sistema valoriale, si sentirà compreso e ridurrà il peso del giudizio degli altri sulla sua esistenza.

In questa società che profila soluzioni veloci offrendo le ricette per fare qualsiasi cosa, io continuo ad insistere sul valore del comprendersi. Quali sono le reali esigenze? Quali i sogni? Cosa si è disposti a fare insieme per realizzarli?

E qui, arriviamo ad un altro punto cruciale.

Se un genitore si prende cura di se stesso e delle sue convinzioni può aiutare suo figlio a fare lo stesso. Più sarà stressato più ridurrà il campo della comprensione creando distanze che in alcuni casi potranno diventare incolmabili.

Si dice che genitori si diventa. Provocatoriamente, dico che ci si nasce perchè quando veniamo al mondo siamo di già genitori di noi stessi e della nostra realtà, creando costantemente le condizioni per realizzarci.

Mettere al mondo un figlio è più o meno facile. Più difficile è accettare che lui stesso è già genitore ed è per questo che va ascoltato. È per questo che bisogna cercare un dialogo vero, utile e buono tutti i giorni senza alcuna scorciatoia. Il vantaggio dell’adulto sul minore è che ha esperienza e può essere più astuto nell’aiutare la sua creatura. Difficile? Chi mai ha detto che sarebbe stato facile. La questione non sta nei termini facile o difficile ma semmai sulla disponibilità.

La disponibilità a mettersi in gioco, a sforzarsi di più. Perchè se decidi che vuoi parlare con i tuoi ragazzi a tavola, a cena, devi avere il coraggio di non accendere la televisione, spegnere i cellulari e vivere quel momento come sacro, fosse anche che all’inizio è solo silenzio. Perchè se decidi che vuoi parlare con i tuoi ragazzi devi azzerare il giudizio, spegnere il cervello su quanto accaduto durante la giornata e ascoltare. Perchè se decidi che vuoi aiutare i tuoi ragazzi ad essere felici devi impegnarti in prima persona tu ad esserlo.

Tu sei il migliore genitore che potesse capitare loro ed è per questo che devi esserci con il cuore, l’anima e il corpo.

Famiglie felici? Certo che si.

giudizio

 

 

 

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