Quando i figli non sono archi


 

Sulla genitorialità.

Kahil Gibran ha scritto una straordinaria poesia sui figli.

… e una donna che aveva al seno un bambino disse: parlaci dei figli. Ed egli rispose:

I vostri figli non sono figli vostri…

sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo.
Ho riflettutto molto sulle parole che usa e le metafore che ha scelto per spingere i genitori a educare i figli alla libertà.

Voglio però cercare di andare più in profondità ed analizzare la metafora dell’arco e le frecce.

I genitori sono l’arco teso verso l’infinito. I figli le frecce lanciate in questo stesso infinito.

Potente ma ho il mio ma personale.

La genitorialità implica almeno due funzioni:

  1. accompagnare i figli nella crescita
  2. sviluppare la capacità di occuparsi dell’altro e quindi di se stesso.

Genitorialità significa rendere le proprie creature genitori, procreatori di sogni realizzati, di imprese vissute fino in fondo. Lo chiamano mestiere. L’etimologia di questa parola rinvia al servizio: essere al servizio di.

La definizione apre poi al lucro: esercizio di un’arte nobile che si esercita a scopo di lucro.

Lucro significa prendere un bottino, trarre un vantaggio, un guadagno.

Un genitore quindi svolge un servizio da cui trarre un vantaggio, un guadagno.

Il guadagno sta nel vedere i propri figli realizzarsi e nell’imparare a prendersi cura dell’altro.

Ma torniamo alla metafora di Gibran.

Se il genitore è un arco e il figlio la freccia, quando il figlio, nato, cresciuto e fatto vivere nella convinzione di essere una freccia, diventerà arco? Una freccia avrà abbastanza “sostanza” per diventare un arco potente quanto quello che lo ha lanciato nel futuro?

Se da un lato la metafora è meravigliosa e l’intento del Poeta è chiaro, dall’altro la stessa metafora è una trappola. Ecco perchè mi piace pensare che nella vita siamo solo accompagnatori: compagni di vita.

Ed in effetti Gibran lo dice a chiare lettere:

I vostri figli non sono figli vostri: un invito a non stare nel possesso.

sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita: un invito a comprendere che siamo creature dell’Universo
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi: un invito a prendersi cura nella consapevolezza di essere degli strumenti.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono: un altro invito a non stare nel possesso
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee: un invito ad amare senza condizione. I figli non vengono al mondo per soddisfare le mancanze dei genitori ma per realizzare se  stessi.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni: un invito ad accompagnarli verso la libertà, a costruire la loro casa secondo la propria natura.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri: un invito a tenere il proprio passo e ad accettare la diversità come strumento di straordinaria compensazione.

Un decalogo intenso. Solo non sono d’accordo con la metafora dell’arco e della freccia. Ne avrei cercata un’altra con la stessa potenza ma un’altra direzione: la nostra anima è l’arco. Le frecce sono le strade che seguiamo per aiutare il nostro spirito a realizzarsi. I genitori dovrebbero aiutare i figli a credere di essere archi capaci di lanciare le proprie frecce nell’infinito.

Riflessioni mattutine su una delle maggiori opportunità di evoluzione dell’essere umano: la genitorialità.

Famiglie Felici è un percorso che ho pensato proprio per vivere l’essere genitori e figli comprendendosi fino in fondo:

  1. comunichiamo efficacemente;
  2. rispondiamo ai nostri e ai suoi bisogni;
  3. ci sentiamo, ci realizziamo.

Come è strutturato:

  • 4 incontri con i figli (da un’ora ciascuno);
  • 4 incontri con i genitori (da un’ora ciascuno);
  • 1 incontro genitori e figli (una giornata intera).

percorso di crescita per le famiglie

Le parole sono potenti. Hanno uno spirito, un’energia che determina la direzione che dai al tuo cammino.

Per informazioni sul percorso eventiscritti@gmail.com

logo famiglie felici

 

 

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