Amare PER FORZA… di volontà


La figura di Gesù mi ha sempre affascinata oltre l’educazione ricevuta. Ne comprendevo l’importanza ma non riuscivo ad andare fino in fondo ai suoi insegnamenti.
Forse perchè la nostra società ci educa ad essere a favore o contro qualcuno o qualcosa.
Forse perchè questo atteggiamento ti permette di avere questo o l’altro beneficio. Questo disastroso atto educativo non ha fatto altro che metterci l’uno contro l’altro, indebolendo molti e rinforzando pochi e ha creato un sistema di dipendenza pseudomorale legata alla paura. Si alimentano quindi circoli viziosi in cui cadere nella depressione, nella frustrazione e farsi divorare dall’ansia e dalle preoccupazioni è facilissimo e automatico.
Non è un caso che il disagio esistenziale sia una delle maggiori cause di morte dell’essere umano.
Quante convinzioni limitanti? Quanti giochi perversi alimentiamo per paura? Quante persone e pensieri di persone combattiamo ogni giorno, incessantemente? Quante scene di lotte intestine combattiamo nella nostra mente?
Impariamo a fare caso a queste scene e chiediamoci: “come posso migliorare la qualità della mia esistenza”?
A parole mie program nasce da queste riflessioni e da sperimentazioni dirette. Nasce quale sintesi e continua analisi degli insegnamenti dei grandi Maestri della storia.
Il tempo passa e alcuni insegnamenti importanti rimangono in un angolo nascosto della tua anima, quello che quando decidi di esplorarlo, ti svela il potere stesso della tua esistenza.
Così rileggo un brano del Vangelo e quell’angolino si illumina.
Ogni frase è un insegnamento.
Oggi lo rileggo con atteggiamento laico e forse per questo lo sento e lo vivo con maggiore spiritualità.
Gesù è un Maestro di Vita per chiunque abbia voglia di crescere e sebbene sia il riferimento di una religione, Egli è un dono per l’intera umanità.
Il suo cammino lungo le strade della sua Terra, le meditazioni lunghe e silenzione, la centratura sulla sua missione e il riconoscimento del potere della sua anima, l’hanno reso immortale e presente.
I suoi piedi hanno toccato una minima parte del pianeta, ma il suo cuore attraversa da duemila anni e oltre, ogni singolo centimetro della Terra.
Ed in effettti se leggerai questo articolo con un atteggiamento curioso e aperto, scoprirai che ciò che dice può davvero fare la differenza e moltiplicare all’infinito il bene.
Certo ci vuole costanza e credo anche una buona dose di coraggio per attraversare le tempeste che chiede di vivere fino in fondo. E’ difficile infatti amare chi ti ha fatto del male. Talmente difficile da sembrare impossibile. Eppure una ferita smette di sanguinare solo quando ti adoperi per facilitare la coagulazione. Certamente la coagulazione è un meccanismo automatico e riparativo del corpo ma quando il sangue fuoriesce in eccesso, bisogna intervenire dall’esterno. In qualche modo quando il dolore è così grande da essere incontrollabile bisogna trovare la forza per contenerlo e trasformarlo in beatitudine.

Ti invito a leggere l’importanza della volontà di amare secondo uno dei più grandi Maestri della storia dell’umanità.

Lui è Gesù. Leggi con sentimento laico ma fortemente spirituale.

“Un giorno di sabato passava attraverso campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: “Perché fate ciò che non è permesso di sabato?” Gesù rispose: “Allora non avete mai letto ciò che fece Davide, quando ebbe fame lui e i suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non fosse lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?”. E diceva loro: “Il Figlio dell’uomo è signore del sabato”. Un altro sabato egli entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. Ora c’era là un uomo, che aveva la mano destra inaridita. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva di sabato, allo scopo di trovare un capo di accusa contro di lui. Ma Gesù era a conoscenza dei loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano inaridita: “Alzati e mettiti nel mezzo!”. L’uomo, alzatosi, si mise nel punto indicato. Poi Gesù disse loro: “Domando a voi: È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o perderla?”. E volgendo tutt’intorno lo sguardo su di loro, disse all’uomo: “Stendi la mano!”. Egli lo fece e la mano guarì. Ma essi furono pieni di rabbia e discutevano fra di loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.  In quei giorni Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli: Simone, che chiamò anche Pietro, Andrea suo fratello, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo d’Alfeo, Simone soprannominato Zelòta, Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu il traditore. Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi, venivano guariti.  Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti. Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva:

“Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.

Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati.

Beati voi che ora piangete, perché riderete.

Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo.

Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti.

Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione.

Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame.

Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete.

Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi.

Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti.

Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano.

A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica.

Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo.

Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.

Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso.

E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso.

E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.

Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio”.

Disse loro anche una parabola: “Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt’e due in una buca? Il discepolo non è da più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il suo maestro.

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo?

Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. Non c’è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore.

Perché mi chiamate: Signore, Signore, e poi non fate ciò che dico?

Chi viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sopra la roccia. Venuta la piena, il fiume irruppe contro quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.

Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la rovina di quella casa fu grande”.

 

 

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