Genetica? meglio se Happy :)


 

 

Genetica? Meglio se happy 🙂

Oggi trascendo. Uno degli obiettivi della vita dovrebbe essere trascendere. Andare oltre, oltrepassare i confini, come fece Ercole.

Le colonne sono simbolicamente gli ostacoli/opportunità che devono essere superate per poter realizzare la propria esistenza al massimo delle sue potenzialità.

Ieri ho partecipato ad una presentazione di un libro. Si intitola Happygenetica, dall’epigenetica alla felicità. È stato scritto a quattro mani da Richard Romagnoli e Pier Mario Biava.

Difficile definire Richard Romagnoli. È un uomo che ha chiara la sua missione e la porta avanti senza se e senza ma. Potrei definirlo un ricercatore spirituale. È uno che guarda dentro l’anima. Un esortatore di anime? Diciamo così: Richard Romagnoli è un ricercatore spirituale che esorta le anime a realizzarsi.

Ognuno definisce i propri maestri come può.

Pier Mario Biava è uno scienziato. Quello che mi ha colpito è la grandissima umiltà e la semplicità del suo linguaggio. In effetti, chi vuole essere davvero utile, è semplice.

Insieme hanno scritto un libro davvero interessante.

Quando alcune cellule smettono di comunicare con le altre diventano tumorali. La sfida della scienza è riaprire il dialogo, consentire al codice epigenetico di “scaricare le app giuste” per garantire un ottimo funzionamento.

Molti casi di tumore semplici si erano risolti nel peggiore dei modi e altrettanti casi di tumori complessi avevano avuto un esito insperato“. Racconta questo il professor Biava per introdurci al mondo dell’epigenetica.

Non è solo speranza romantica, un appiglio da ultima spiaggia ma un vero e proprio atteggiamento scientifico alla cura. Badate bene, in questo libro si parla molto di AMORE. L’ultimo capitolo si intitola: scegliere di sciogliere il proprio dolore. Ed in effetti il dottore insiste molto sul perdono. Ed anche qui l’atteggiamento è divinamente laico. Il perdono non è legato alla colpa attribuita a se stessi o agli altri. È piuttosto legato all’impiego del tuo tempo e del tuo spazio da cui può derivare la colpa. Quanto tempo sprecato dietro a faccende, pensieri inutili?

La malattia blocca, impone uno stop e urla: stai dentro di te. Inizia un processo di selezione: selezioni i pensieri, le persone, le attività da fare. Il corpo affaticato dice fin dove puoi spingerti e proprio perchè non consente di andare a mille, impone di scegliere con cura. Ed è dimostrato che quando assumi un atteggiamento propositivo, riacquisti quota, riacquisti la qualità del tempo e permetti al tuo corpo di ripristinare la comunicazione.

Non mi addentro nelle spiegazioni scientifiche perchè non è la mia materia. Vi rimando alla lettura per questo. Qui, voglio solo porre l’attenzione  sulle parole di Biava: la malattia è un fatto collettivo perchè la persona non è più in equilibrio con se stesso e con gli altri.

Esiste un modo per ripristinare questo equilibrio. Il dottore ha elaborato con il suo comitato scientifico, trattamenti integrativi alla chemioterapia. Merita di essere conosciuto e diffuso.

Basta un farmaco? La risposta è no. Non basta mai.

Happy? Si. Ma anche qui, superiamo la colonna “non c’è niente da ridere. Le solite stupidate” e cerchiamo di entrare nella dinamica della felicità.

La felicità presuppone un duro lavoro di pulizia.

Vi è mai capitato di arrivare proprio al collasso e in quel momento esatto avere l’illuminazione?

All’improvviso diventa tutto più chiaro e cominci ad agire. L’occhio di bue va a concentrarsi solo sull’essenziale. Apprezzi un sorriso, cerchi una carezza, la doni. Guardi i tuoi cari con occhi diversi, desideri stare accanto a loro più tempo. Cerchi gli amici, quelli che ci sono sempre stati. Cerchi la solitudine, il silenzio. Cerchi momenti di condivisione: e magari organizzi una cena come se fosse non l’ultima ma la prima che ricorderanno come memorabile. E no, non vivi come se dovessi morire ma vivi consapevole di star vivendo. Come dice Richard, A.I.C. (Alza il culo) e crea momenti di felcità.

Abbracciale le persone che ami. Chiama quelle che senti possano fare bene alla tua anima. Organizza una festa per celebrare la vita. Offri la tua energia al mondo anche se la rabbia che senti dentro è più forte di qualsiasi cosa. Dona il tuo amore, vai oltre, vai oltre ogni paura. Stringi i denti e quando il tuo corpo vuole piangere fallo. Falle scendere tutte queste lacrime, acqua benedetta per semi che germoglieranno. Esci fuori, passeggia, respira. Stringi le mani delle persone care e condividi il più possibile e non perchè una malattia ti segnala che forse, per percentuale casistica, morirai ma perchè tu vivrai finchè la tua stella dovrà illuminare la terra.

Io su questo insisto: il dialogo che realizzi dentro te stesso crea il tuo destino. La parola è un ponte tra il dentro e il fuori e può permettere al tuo corpo di stare in equilibrio, in salute.

Piccoli gesti d’amore possono compiere i miracoli.

 

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