Convinciti tu per primo


Ci hanno educato al mentale. Tutto deve avere una logica. Quest’ultima risponde ad un insieme di regole sociali adottate dalla comunità nella quale viviamo e il cui rispetto determina la qualità percepita della nostra condotta. Una persona viene definita “per bene” se rispetta le norme; “poco per bene” o “delinquente” se le viola.
Di base abbiamo un punto di riferimento che è “cosa stabilisce la società” e poi all’interno altri punti di riferimento rappresentati dalla famiglia, dalla scuola, dal gruppo dei pari.
Quando ci discostiamo può crearsi uno scontro dal quale se ne può uscire tutti arricchiti oppure no. Dipende da cosa “mettiamo” nello scontro.
In genere si va in conflitto perchè non c’è l’accordo su qualcosa.
Pensiamo a quanto questo sia vissuto quotidianamente con gli adolescenti. Una volta acquisito il sistema di regole, l’adolescente inizia un viaggio di affrancamento dalla famiglia e inizia a dibattere come può: c’è chi va allo scontro verbale, chi adotta comportamenti socialmente non accettati, c’è chi mente, chi aderisce in modo acritico a qualsiasi cosa. C’è chi adotta comportamenti autolesivi e via dicendo.
Qualsiasi sia la condotta scelta è un tentativo di affermazione della propria libertà. In tutto ciò entrano le convinzioni.
Alcune sono illuminanti ed altre limitanti. Entrambe derivano dall’educazione ricevuta e soprattutto dal modo in cui sono state integrate con quelle che abbiamo costruito noi.
Esempio: un ragazzo dice: “mia madre mi ha sempre detto che le mele rosse fanno male, quindi non le mangio”.
Questa è una convinzione acquisita. La fonte (la madre) è definita autorevole per cui ciò che afferma è senz’altro vero, quindi non c’è una verifica sul campo.
Un altro ragazzo potrebbe rispondere: “anche mia madre lo diceva ma io l’ho provata lo stesso ed è buonissima, quindi la mangio”. In questo caso la convinzione acquisita è stata messa in discussione con un’esperienza diretta e si è modificata. Non è detto che la madre abbia perso autorevolezza agli occhi del figlio, tuttavia quest’ultimo ha lavorato sul suo sè e ha scelto se continuare ad aderire o meno a un’affermazione.
L’educazione dovrebbe andare in questa direzione perchè, riprendendo l’esempio, la madre potrebbe aver avuto un’esperienza negativa con la mela rossa e aver trasferito il suo sentire al figlio, generalizzando che tutte le mele rosse fanno male.
Bisognerebbe quindi stare attenti ai messaggi che inviamo e distinguere ciò che è la nostra esperienza dalla realtà effettiva. Stessa tipologia di mele, diversi atteggiamenti.
Nel processo educativo bisogna puntare all’autonomia. Come? Attraverso la stimolazione alla sperimentazione.

Agisci, verifica e creati una tua opinione“!

Questo non significa non riferire le proprie esperienze per paura di condizionare ma farlo senza generalizzare.
In questo modo le relazioni ne risultato rafforzate.
Quindi, quando discutiamo con gli altri cerchiamo di raccontare la verità: “Ho avuto un’esperienza negativa con le mele rosse, per cui ti invito a stare attento” è diverso dal dire: “Non devi assolutamente mangiare le mele rosse. Questo è quanto, punto”. Nel primo caso la frase apre alla discussione, la seconda potrebbe aprire allo scontro perchè è chiaramente un’imposizione.
Indicazione per migliorare le relazioni: “raccontate la verità scegliendo la forma migliore“.

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