un minimo di coerenza, grazie


 

 

Un minimo di coerenza, grazie!

Continuiamo il viaggio nella comunicazione e nelle sue dinamiche.

Si, ribadisco, viaggio! Comunicare è un’avventura meravigliosa fatta di prove ed errori. È l’esperienza consapevole che la rende efficace perché ti insegna cosa e come leggere i segnali. Ti permette di capire quando parlare o tacere, dove e con chi intraprendere un qualsiasi tipo di discussione.

E poi ci sono le litigate, le riconciliazioni, il comprendersi con lo sguardo, il sentirsi senza nemmeno guardarsi, solo pensandosi.

È straordinaria perché quando comprendi come funziona puoi davvero cambiare gli eventi della tua esistenza.

Puoi essere usata per barare, simulare? Si, purtroppo si. Ecco perché è necessario saperne qualcosa.

Oggi un’altra indicazione per capirci qualcosa in più.

Perché un dialogo sia autentico e quindi si svolga in un clima di fiducia (fondamentale!) bisogna che il verbale sia coerente con il non verbale e il paraverbale.

La comunicazione si avvale di tre canali:

  • Verbale (le parole);
  • Non verbale (gesti, postura, prossemica);
  • Paraverbale (tono e timbro della voce).

Quando questi tre canali sono coerenti tra di loro la percezione di sincerità è molto più alta di quando non lo sono. La lettura che facciamo è spesso molto veloce e istintuale.

Quante volte ti sarà capitato di parlare con qualcuno e di sentire che c’era proprio qualcosa che non andava. Un non so chè che ti faceva tenere alzate le antenne?

Che cos’è che ti fa tenere alzate le antenne?

Sappi che il primo istinto dell’uomo è di garantirsi la sopravvivenza. Per questa ragione è capace di percepire, grazie al cosiddetto cervello rettiliano, (il primo che si è sviluppato nella storia evolutiva dell’uomo), il pericolo.

Un tentativo di manipolazione è di fatto un pericolo. Magari più sofisticato e non direttamente collegato ad un possibile danno fisico, ma pur sempre un segnale d’allarme da considerare perché potenzialmente invalida la tua libertà di azione. Pensa a quante volte hai acquistato oggetti che in realtà non ti servivano. Quando lo fai stai rispondendo ai messaggi subliminali della pubblicità. Il martellamento continuo in tv, nei social, con i manifesti attaccati sui muri, passano un’informazione che diventa rilevante per te per garantirti uno status.

Ad esempio, vi ricordate il periodo in cui c’era lo swatch? Tutti ne avevano uno, originale o tarocco. L’importante era averlo. Perché? Per guardare l’orario? No, perché era figo ed era un oggetto di aggregazione sociale. Se tutti nel gruppo dei pari ne avevano uno e tu non ce l’avevi, la sensazione era di essere “un diverso”. Se poi essere diverso era per te un valore, allora ok ma se non lo era affatto, subentrava la frustrazione con tutte le sue conseguenze.

Quell’orologio era di moda e per stare sull’onda del momento buona parte degli adolescenti ne avevano uno. La moda era stata creata grazie ad una campagna pubblicitaria molto persuasiva. Di questo ne parlerò in seguito. Intanto, considera che in questo caso la comunicazione viene manipolata giocando sullo status sociale: se possiedi l’oggetto x sei ok, altrimenti sei uno “sfigato”. Grazie a questo modo di usarla, molti ragazzini “scatenano l’inferno” a casa e spesso per “non sentirli sbraitare” i genitori li accontentano. Quando arrivano esasperati in consulenza affermano: “se non glielo compravamo, si sentiva emarginato dal gruppo”. Tra “essere vittima di una manipolazione economica” e “l’emarginazione” si è scelto il male minore a breve termine. Bisognerebbe riflettere attentamente su questo aspetto e su come l’economia abbia valicato i confini della libertà individuale.

ATTENZIONE, di base quando qualcuno tenta di manipolarti il tuo istinto ti avvisa subito. Sta a te ascoltarlo e agire di conseguenza.

Cosa legge l’istinto?

Un’incoerenza tra ciò che dici (verbale) e come lo esprimi attraverso il corpo (non verbale e paraverbale).

Se una persona con lo sguardo rivolto a terra, le spalle abbassate e la voce monotono ti dicesse: “Mio Dio, non sono mai stato felice come in questo momento”, ci crederesti?

Ecco, sappi anche questo, quando c’è incoerenza tra i canali, diamo più rilevanza al non verbale e paraverbale piuttosto che al verbale.

Qual è quindi l’indicazione di oggi?

Quando parli, credi in quello che dici. Altrimenti taci, è meglio.

Quando ascolti, stai attento e osserva il tuo interlocutore.

Spesso i conflitti nelle relazioni nascono perché ascolti ma non osservi, osservi ma non ascolti.

Sia l’ascolto che l’osservazione sono fondamentali per vivere bene le relazioni.

Non solo, essere in coerenza comunicativa significa anche stare in salute.

 

 

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