Gli abbracci dei cuori vibranti


Rileggendo qualche post del blog, mi sono ricordata di quello che avevo scritto qualche tempo fa sull’abbraccio. Strana emozione nel rileggerlo: è come se lo stessi scrivendo proprio in questo istante. L’abbraccio è un dono che dai, è un dono che ricevi; è un attimo di un noi che non ha confini, in cui le anime semplicemente si incontrano. L’abbraccio può essere molto potente e lasciarti dentro la bellezza dell’accoglimento ma anche il disorientamento rispetto a quello che sarai in grado di fare dopo. In questi giorni di riflessioni intense, di lacrime che vanno e vengono all’improvviso, di pensieri che cavalcano come il mare in tempesta, di vuoti che mi assalgono, questo post mi fa bene. 
Il bene va sempre condiviso, perchè ne generi altro e più forte. 
Buona lettura…
Ripensando alle piccole conquiste di questo ultimo anno mi soffermo con
il pensiero al calore dell’abbraccio. Un gesto tanto semplice ed
immediato quanto difficile da dare e da gustare quando lo si riceve, per
chi come me ha imparato nel tempo a mantenere le distanze. E così quando impari a coltivare la vicinanza, ci si sente come Alice nel paese delle meraviglie. Un nuovo mondo, un nuovo modo di vivere la realtà. Ti
accorgi di quanta energia si possa trasferire da cuore a cuore perché
un abbraccio ti mette in contatto diretto con il battito dell’altro e
per tutta la durata suona una melodia, impetuosa quando l’emozione è
fortissima e dolce quando incede con la tranquillità di chi si è già
riconosciuto e si disseta di quell’istante di intimità.
Alice si
muove con la timidezza di chi non sa bene come fare ma anche con la
curiosità di chi vuole tentare, di chi vuole conoscere, di chi vuole
sperimentare. Nel suo viaggio incontra personaggi strani quanto lo è lei
che non ha coltivato con il corpo il contatto. Si specchia in acque
pronte a mostrare l’autenticità della sua anima e si stupisce
dell’immagine riflessa di lei che abbraccia altre anime. Corre, si mette
nell’angolo, ritorna al centro, va e viene. Qualcuno la osserva non
sapendo cosa fare, qualcun altro non sa come avvicinarla, qualcun altro
ancora semplicemente la raggiunge e l’accompagna nel suo cammino, non
dimentico di stare egli stesso percorrendo la sua strada. Alice è felice quando riesce ad andare oltre, quando sa dare valore al presente.
Ecco perché non ferma il suo passo, e procede saltellando come fanno i
merli quando non usano le ali ma le zampe per sentire il mondo. Alice è
sbadata, è intimidita dalla bellezza, eppure va! Alla ricerca di calore
umano, alla ricerca della serenità, lei sogna un momento di intimità, un
istante di libertà, una vita di sincerità con se stessa. Nel suo andare
incontra l’emozione, inizia a sentire che tutto andrà bene, che per lei
c’è posto, che ci sono nuovi traguardi da raggiungere e sa che il primo
passo da compiere è imparare ad abbracciare. Perché l’abbraccio è un
gesto di apertura, è un gesto di comunione, è un gesto di pace, è un
gesto d’amore. L’amore che si prova per la vita, per la bellezza, per la
sintonia. Non è solo l’amore che si prova per l’altra metà, è l’amore
che si prova per chi ti offre un luogo nel quale sentirsi, anche se per
qualche istante. L’abbraccio è uno scambio di calore, di pensieri
positivi, di energia. E’ rigenerante, è necessario, E’! C’è calore nelle
braccia che ti accolgono, c’è desiderio di trasmettere messaggi
positivi nell’energia della stretta, c’è sentirsi parte di un’unità
nella forza che ti lega all’altro. C’è la consapevolezza di essere
fragili eppure potenti quando si è insieme. C’è la consapevolezza di
essere degni di amore quando non ci si riesce a staccare, quando puoi
rievocare nel cuore quell’istante sacro.
L’abbraccio ha molto a che
fare con lo spirito, chiunque sia chi te lo regala. Ha a che fare con
l’altra metà quando senti sintonia, quando non c’è altro posto nel quale
vorresti stare se non lì e in un presente che diventa eterno per tutto
quello che ti dona. Ha a che fare con la crescita, ha a che fare con la
gioia, ha a che fare con la meta che puoi raggiungere solo quando la
paura lascia posto al coraggio. Alice questo lo sa, lo sta imparando
secondo dopo secondo. Alice sa che non è facile esprimere quello che
prova ma sa anche che non c’è bisogno di parole quando le emozioni hanno
bisogno di essere vissute. Sa che il silenzio è sacro di fronte agli
occhi che ti cercano e ti riconoscono. Sa che esiste un solo tempo,
quello del qui e adesso. Sa che non esiste nè ritardo né anticipo e che
il momento in cui accade è il migliore possibile. Alice sa che il suo
gesto più importante è stato quello di seguire il coniglio e che tutto
quello che accadrà d’ora innanzi sarà quello che deve succedere. Coltiva
la follia, sorridi, saltella, corri, passeggia, fermati e ricomincia,
vivi il tuo corpo come fosse sacro e prenditi cura di ogni istante della
tua esistenza. Coltiva l’amore, apri le braccia all’universo, sogna,
realizza, cerca, scopri e riscopri. Tutto va secondo quello che
desideri. Più desidererai, più ti adopererai per rendere realtà i tuoi
desideri, più possibilità avrai di vederli realizzati tutti. A te
piccola Alice, vai; è questo il tuo compito. Hai la mappa del tesoro,
hai la nave per navigare, hai tutto ciò di cui hai bisogno per solcare
il mare, scalare le montagne e volare nel cielo. La tua felicità dipende
da te!

Chiudo questa rilettura con una meravigliosa poesia che esprime in pieno la mia natura:
 

L’ABBRACCIO ANALFABETA
Quando uno non ha abbracciato nessuno
da giovane, per anni, per decenni,
perché bloccato, per l’educazione,
per timidezza, per la solitudine,
perché in famiglia non si usa o per altri
motivi, quando finalmente abbraccia
– perché, a un’età qualsiasi, succede
che si sciolgano i nodi – allora lui
mentre abbraccia, è come i sordomuti
quando imparano col metodo vocale:
fanno vibrare le corde e ci contano
di emettere quel suono, ma non è che lo sentono:
guardano l’altro e se l’altro ha capito
sono felici: ci sono riusciti,
con l’impegno e il puntiglio, a fare il suono.
Così l’analfabeta degli abbracci,
quando finalmente si decide,
non ha gesti spontanei, studia come
muovere il braccio, la spalla, come stringere
di più o di meno, è stupito e impaurito
– benché felice – del contatto del corpo
sul corpo. È felice, è più felice di altri
che hanno sempre abbracciato, fin da piccoli:
è felice, è una conquista: ma recita
l’abbraccio, è in ansia che gli venga bene,
in pratica lo mette in scena, e gli altri
se ne accorgono, a volte se ne accorgono
e credono che sia un abbraccio finto:
invece è il più felice degli abbracci:
lui ci è arrivato per strade difficili
e quasi piange mentre riesce a fare
ciò che per altri è una cosa normale.
Se incontri uno così, devi capire
che non è finto, è il più vero dei veri:
lui finge ciò che veramente fa
perché non lo sa fare senza fingere:
è un po’ come il poeta di Pessoa,
ma è così vero che dopo l’abbraccio
riuscirebbe a volare per la gioia:
però nessuno se ne accorge mai
perché, come l’abbraccio, anche lo sguardo
e gli altri gesti sono troppo incerti,
sgrammaticati, come di straniero,
e si resta perplessi, diffidenti.
Sono persone che fanno fatica
nelle cose più semplici, che mai
ti aspetteresti. Poi da soli in casa
cantano, ridono, scrivono versi.
Carlo Molinaro, ” L’abbraccio analfabeta”

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