Karma c’è Dharma


Mi ritrovo a fare una
nuova presentazione di Sognando la meta in una villa comunale, in una manifestazione
molto bella intitolata #damargherita. Mai mi sarei aspettata che Catanzaro
avesse un luogo così bello. Se penso a questa città, la prima cosa che mi viene
in mente è che per trovare parcheggio devi pregare la Dea Fortuna e non è detto
che lei riesca a fare qualcosa. La seconda cosa è il vento: non c’è una
giornata in questa città che non venga accompagnata da esso. L’ho sempre
vissuta come la città della burocrazia e della politica e fino a qualche anno
fa era per me, che non avevo ancora imparato ad azzerare le distanze, davvero
lontana da Carlopoli. La terza cosa che mi viene subito come immagine è il
centro storico: è molto carino ma credo poco valorizzato. La quarta cosa,
sognata anche stanotte, è il ponte: un brivido ogni volta che lo attraverso e
ancora lo stupore quando lo guardo da sotto. Dal 17 giugno posso aggiungere
Villa Trieste: per arrivarci Alessandra mi ha fatto fare dei vicoletti, che mi
hanno subito riportata al mio paesello, stretti stretti e accoglienti. Quando
entro sembra quasi di trovarsi in un altro posto: non senti più il traffico e
respiri solo aria di pulito. Una sorta di oasi di pace. Tra i suoi alberi c’è
questa struttura in ferro a mò di tempio greco che ti ricorda che qualsiasi
cosa facciamo ha la forma di un cerchio. Per associazione me ne vado al ciclo
di contatto: dall’indifferenza al riposo, accade che gli esseri umani si
accorgano dell’altro e cerchino con lui un momento di interazione vera e vibrante,
per poi cercare nuovamente il silenzio della propria anima e dopo di esso una
nuova partenza, un nuovo contatto. C’è poi la circolarità dei pianeti
dell’Universo, sferici e con movimento ellittico ruotano intorno a se stessi e
nel fare questo, ruotano intorno al Sole al ritmo che questo astro suggerisce. Siamo nati grazie ad un vuoto e alla
sospensione, grazie ad un’esplosione primordiale che ci ha portato fino a
questo istante in cui qualcuno, magari proprio tu, sta leggendo quello che io ho
scritto seduta in giardino con il sole che mi bacia il viso. Ed è un cerchio
anche lo zigote: quell’incontro mistico che rende possibile il battito, una
cellula minuscola, fatta già di due, che inizierà il suo viaggio verso il mondo
esterno. E’ tutto un punto e un cerchio
. Quindi, entrando mentalmente a
Villa Trieste, l’anima mi riporta a questi due concetti così basilari per
l’esistenza umana: il contatto e la circolarità. Ad aspettarci, intenta ad
aggiustare il suo banchetto, c’è una donna colombiana meravigliosa. Si chiama
Nancy e la sua vita è un dono per tutti coloro che hanno l’onore di
incontrarla. Lei mi ha fatto conoscere il Dharma e mi ha confermato che certi
incontri avvengono perchè l’Universo ci chiede di fare del bene. Subito vado
alla lezione che ho tenuto sabato scorso a Catanzaro: qual è il motivo che
dovrebbe spingere gli esseri umani a fare un figlio? il desiderio di fare un dono meraviglioso all’umanità, desiderio che
deve necessariamente trasformarsi in coraggio di accompagnare e non sostituirsi,
di lasciare andare e non di legare, di coltivare la libertà e non la dipendenza
.
Iniziamo la presentazione e Alessandra e Nancy mi commuovono. La prima parla di
perdono. Questa parola non c’è in Sognando la meta, eppure lei dice che è
evidente che i miei personaggi si siano perdonati e a loro volta l’abbiano
concesso a qualcun altro: in questo processo implicito, in questo cammino si
sono trovati e hanno realizzato se stessi. Nancy mi colpisce per l’entusiasmo
con cui mi guarda dentro e mi muove dentro quando parla di identificazione.
L’ha letto anche lei tutto di un fiato ed è certa che quando lo rileggerà sarà
un’altra storia, un’altra identificazione. Si
muove con queste mani che stanno facendo così bene, con gli occhi accesi della
speranza e una voce che sembra sempre essere una canzone: a volte una ninna
nanna che ti coccola, altre volte una ballata che ti motiva a dare il meglio di
te.
D’istinto qualche giorno dopo concludo il libro Il potere curativo
della musica
e mi imbatto in questa riflessione:” ascoltare un mantra
è un modo di collegarsi e di lavorare con delle energie specifiche molto
sottili a scopo curativo. Mantra è una parola Sanscrita che deriva dall’India
antica e significa letteralmente salvare la mente dalla sofferenza e dalla
malattia….
il nostro organismo, le nostre cellule, la nostra energia –
nel loro insieme di Corpo, Mente e Spirito – possiedono una determinata
frequenza di risonanza…Attraverso l’ascolto, il corpo abbandona le tensioni
muscolari, facendo fluire l’energia che ristagna nella muscolatura contratta,
liberando eventuali blocchi energetici. La mente si distende e rilascia onde
alfa e theta, e lo spirito, grazie al rilassamento di mente e corpo, può
attingere alla conoscenza silenziosa insita in ognuno di noi”.  Ed
ancora, “da dove trae l’ispirazione? dal Silenzio. Credo che la materia
prima per creare musica sia proprio il silenzio… la stessa cosa accade nelle
pause poetiche, nelle quali si contempla il senso. Del resto, la vita e l’arte
fanno parte dello stesso flusso, costituiscono un’unità, un cerchio vitale
costituito dal silenzio e dal suono: lo yin e lo yang. Pitagora sosteneva che i
pianeti emettessero una musica continua e costante, un’armonia celestiale
“.
E’ tutto un flusso celestiale: dalla pietra all’angelo. Si dice infatti che Dio
dorma nel minerale, cresca nella pianta, pensi nell’uomo e ami nell’angelo.
Ritorno ancora una volta
a Villa Trieste, nel pubblico c’è un signore magrolino che si muove con un fare
strano, quando interviene è un fiume in piena: conosce lo yoga della risata, è
stato discepolo di Osho ed ha in testa un grande progetto.  Sebbene non abbia letto il libro, da quello
che ha sentito in quella presentazione, pensa che il senso sia di centrarsi e,
una volta consapevoli di sé, di fare. Beh! Che emozione!
Pubblico delle foto. Da qualche
giorno pensavo alla coppia che mi aveva soccorso quando ebbi l’incidente circa
tre anni fa. Credo di aver rivisto lui lunedì scorso ma non ne sono sicura. Una
ragazza commenta la foto di me, Nancy e Alessandra e dice che le sembra di
riconoscere quella al centro (io). Le rispondo subito. E’ Natascia (non
ricordavo il suo nome) ed è lei che con il compagno mi hanno prestato aiuto.
Wow! Impossibile credere nelle coincidenze. Adesso posso ringraziarli ancora
una volta, riconosco i loro volti. Mi risponde che tutti al loro posto avrebbero
fatto lo stesso. Io non ne sono convinta: qualcuno prima di loro è passato
dritto. Non siamo sempre disposti ad essere utili, loro in quel momento lo sono
stati ed io sarà sempre grata per avermi dedicato del tempo. Si è chiuso un
ciclo: avevo bisogno di sapere i loro nomi e ne sono felice.
Il
Bene è in ognuno di noi, suona la melodia della pace e coltiva l’abbondanza e
la prosperità
. Più passa il tempo, più me ne convinco.
So che tutti i cicli di contatto non conclusi bramano il riposo. So che si agiteranno
finchè non verrà concesso loro l’opportunità di completarsi. So che la
serendipità è il miglior modo di realizzare e che, al di là se gli altri
comprendono, chi ha necessità di specchiarsi nella tua anima per qualche
istante, lo farà senza battere ciglio. Siamo chi decidiamo di essere: un po’ impegnati
a risolvere i Karma, un po’ impegnati a godere del Dharma.
Figli delle stelle, ci nutriamo di desideri e attraverso di essi realizziamo
la nostra missione su questa terra.
Niente di complicato, basta seguire la
propria voce interiore e per farlo bisogna continuare a respirare, un atto
tanto involontario quando consapevole.
D’altra parte l’etimologia
della parola desiderio è de-sidera, mancanza di stelle: ogni volta che
desideriamo, andiamo lì alla nostra origine. L’augurio che cerchiamo alzando lo
sguardo al cielo è quello di realizzare la nostra completezza.
Continua Sognando la meta
a darmi spazio, a concedermi l’opportunità di guardarmi sempre meglio dentro
attraverso le ispirazioni che gli altri condividono con me della lettura di
questo mio sogno.
L’unica cosa che si può
dire sempre è: “sia ciò che desideri”!

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