L’H, la meta e l’infinito: la storia di un pallone ovale


Da dove iniziare? Sono stati
giorni intensi, come sempre sospesi tra i punti interrogativi e quelli
esclamativi, intervallati da punti sospensivi, da virgole e punti messi lì a
punteggiare le emozioni. Sognando la meta è approdato a Napoli, per la
precisione a Posillipo, in uno studio di una cara amica, Debora. Oida, così si
chiama, è su tre piani ed ha un’unica finestra che affaccia sul mare; molto
generosamente ti offre l’opportunità di guardare il Vesuvio e Capri, il gigante
addormentato e l’isola che mantiene il legame con la penisola sorrentina nelle
profondità del suo mare scintillante. Debora ha messo nel suo mondo tutta la
sua interiorità e curando ogni particolare ha dato vita ad un luogo nel quale
ti senti a casa. Da quella finestra, la luce fa dei giochi davvero particolari
ed è così bello quello che vedi davanti a te per il suo tramite che ti senti
rilassato, senza alcun rumore nè del tempo che passa nè dell’umano che si fa
sentire. Prepariamo la stanza per la presentazione accendendo delle candele,
distribuendo i libri, posizionando le sedie in modo da creare intimità con chi
ascolterà. In attesa che giungano gli invitati ci appollaiamo sulla scala di
legno che unisce lo studio con un soppalco nel quale ci sono librerie, quadri e
un letto con una coperta leggera molto colorata. Questa scala non ha una
ringhiera classica, c’è una fune che la disegna con eleganza e che sale su fino
a quando non lascia spazio a delle tele color crema che separano all’occhio ciò
che c’è sopra da ciò che c’è sotto. Ogni centimetro di quel posto è
attraversato da una bella poesia. Arrivano quattro ragazzini, due maschi e due
femmine, con la maglia della squadra di rugby che rappresentano, la Partenope.
Si siedono su una maxi poltrona, uno accanto all’altro. Che belli che sono! Hanno negli occhi l’entusiasmo e la
compostezza di chi sente dentro che la voglia di fare passa dal coraggio di
essere
. Io ascolto loro e loro ascoltano la mia storia. Quando, iniziata la
presentazione alla presenza di altre persone, compresa Annamaria che per
l’occasione si è vestita con eleganza (grazie della cura!), parlo di quanto mi
abbia colpito il rugby non so ancora che alcune mie parole andranno a fare
meta. Racconto loro dello stupore che ho provato quando ho scoperto che la
“porta” del rugby è aperta alla libertà; spiego loro che secondo me
la libertà è il tentativo costante che l’essere umano compie per sentirsi parte
dell’infinito. Mi riportano al nome della porta, l’H! e l’H diventa per una di loro la metafora dell’infinito. Dal numero otto in orizzontale all’acca maiuscola. Due
pali che come i dolmen puntano verso l’alto e un altro orizzontale che dona
loro la certezza che in questo viaggio sono legati l’uno all’altro. Tre pali
che danno il senso dell’orizzonte, il senso dell’oltre educando alla conquista
di se stessi attraverso la fiducia dell’altro. Tre pali che spingono a cercare
la strada, che invitano alla straordinarietà perchè la grandezza non è data
dalla dimensione fisica ma da ciò che senti dentro e dalla poesia che inventi
per uscire fuori
. Finita la presentazione quella ragazzina disegna sulla
lavagna l’H e mi regala la sintesi del mio viaggio: “guarda, ho disegnato
l’infinito”. La sua amica si ferma un attimo prima di andare via e mi
chiede dove può acquistare Sognando la meta; le dico che può farlo su internet.
Non è quello il modo di rispondere all’autenticità di quel momento: prendo una
copia e la regalo a tutta la squadra. In fondo ho ricevuto da loro più di
quello che mi aspettassi. Penso che ne è valsa la pena di essere lì, di
conoscere quei ragazzi. Il giorno dopo iniziamo con Graziella la nostra prima
certificazione leader dello yoga della risata: sveglia presto, bigliettini per
stare sul pezzo e la meditazione nella stanza dove da lì a poco inizieremo una nuova
avventura. Sentiamo entrambe una buona energia e così sarà nel proseguo della
giornata e di quella successiva. Le persone che si sono iscritte sono
“presenti” e lasciano che l’imbarazzo dei primi istanti si trasformi
in leggerezza. Succede che si crea subito l’atmosfera giusta e che la risata
diventi in quel momento la cosa più importante. Si ride, ci si commuove, si
riflette insieme. La risata è un
catalizzatore di energie, uno strumento così potente da andare oltre, un’altra
acca alla conquista dell’infinito
. Scopriamo che oltre a noi, anche altri
nostri colleghi teacher stanno facendo la nostra stessa esperienza. Anche loro
hanno scelto il 23 e il 24 maggio e tutti e quattro i gruppi sono formati da
sette persone: quello nostro, quello di Alessandro, quello di Silvia e quello
di Manuel. E’ sempre più evidente per me che il caso non esiste e che la legge
dell’attrazione sia sempre di più la strada che ci può consentire di
comprendere la bellezza degli esseri umani che in un modo o in un altro si
mettono in connessione tra loro. Oggi scopro che è morto Jonh Nash, il
matematico premio Nobel per l’economia, secondo il quale l’empatia è  lo
strumento matematicamente più efficiente per risolvere le controversie e quindi
stare in armonia. Come accade nel gioco dell’unione dei punti, prende forma la
bellezza dello stare insieme, del condividere, del fare per il bene comune. Scopro allora che la fiducia, che mi porta
a pensare che tutto va come deve, è la conseguenza dell’amore, qualsiasi sia la
forma attraverso cui si realizza. 

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