I brividi del cuore


Quattro giorni di grande
intensità trascorsi portando in giro per la Calabria i valori profondi dello
yoga della risata con Richard e Sara. Quattro giorni in cui da una città
all’altra passando per Marcellinara, Serrastretta e l’Abbazia di Corazzo,
Castrovillari abbiamo visto, possiamo dirlo con certezza, centinaia di persone
ridere, commuoversi, concentrarsi per qualche minuto su se stessi per poi
riprendere il loro cammino secondo il loro sentire. Siamo andati oltre il mantra
HO HO HA HA, partendo profondamente da esso. Ho sentito il mio corpo vibrare di
emozioni e, la consapevolezza che le emozioni “scelgano” un luogo di
questa anima incarnata nel quale esprimersi maggiormente è ormai molto più che
una certezza. Abbiamo percorso un sacco di chilometri vivendo a fondo tutte e
quattro le giornate dal mattino fino alla sera senza risparmiarci. Risparmiare
è un verbo che non appartiene allo yoga della risata; probabilmente il verbo
che meglio lo descrive è “investire”. Investi ogni istante della tua
esistenza con la consapevolezza che ognuno di noi deve necessariamente fare il
suo percorso. Ciò che rende quest’ultimo più appassionato è l’incontro, quello
con perfetti sconosciuti e con i noti che si presentano con vestiti nuovi e nuovi
modi di essere. Tra un pensiero di oggi e l’altro, ripercorro i momenti appena
vissuti e con gesti tanto semplici quanto universali, mi riprendo l’energia per
sentire il brivido provato, per riprendermi le riflessioni e la fiducia nelle
mie intuizioni, nelle mie scelte. Un lavoro costante su se stessi, su come il
corpo ci segnala costantemente come stiamo, prima ancora della consapevolezza.
E’ difficile spiegare cosa succede quando lasci che la musica e con essa la
voce ti guidino nel passato e nel futuro per ricongiungerli in un presente che
è l’unica dimensione che possiamo vivere. Un abbraccio sentito con ciò che eri
e con quello che sarai nella certezza che tutto andrà per come deve purché
abbiamo il coraggio di riconoscere e assecondare il nostro ritmo interno. Mi è
capitato spesso di vedere associata la lepre con la tartaruga, dando a
quest’ultima la colpa di essere lenta e per questo condannata ad arrivare
sempre in ritardo. Eppure lei gode della sua lentezza, la lentezza è ciò che la
rende unica, straordinaria. Non esiste
traguardo se non c’è l’intenzione di raggiungerlo
. Ciò che accade da quando decidiamo di tagliare il nastro fino al momento
in cui possiamo di già guardarlo voltandoci indietro non è dato dal tempo ma
dalla passione con la quale intraprendiamo l’avventura
. In questo mondo c’è
spazio per tutti, basta alzare lo sguardo al cielo e rendersi conto di quanto
sia immenso per comprendere che ce n’è per ognuno di noi. Non è il tempo il
fattore che stabilisce il successo. La vita non è una maratona, semmai è la
maratona una delle molteplici attività che possiamo intraprendere. Il mio
professore di psicologia dell’handicap e della riabilitazione, scomparso ormai
da più di dieci anni, Marcello Mario Pierro, in una delle sue lezioni me ne
diede una che ancora vive nella mia memoria: l’azione nasce dall’intenzione.
Ciò che la rende efficace o meno è la nostra capacità di trasformarla prima in
piani, poi in programmi e infine in atto considerando che in ogni istante
possiamo operare dei cambiamenti. Qualsiasi sia il piano, qualsiasi sia il
programma, l’intenzione è ciò che conta di più in assoluto, sebbene scegliere
la strategia migliore sia importante per meglio esprimerla. Se a questo
aggiungiamo lo slancio, la motivazione a realizzarla allora questa
“formula” trova conferma nelle religioni più antiche, nei pensieri e
nelle riflessioni che non hanno più bisogno del tempo per farsi spazio perché
sono ormai consegnate alla consapevolezza dell’essere umano. Non inventiamo niente, semplicemente
scopriamo relazioni e queste relazioni tra gli elementi danno vita al tutto. La
genialità è data dalla capacità di cogliere il linguaggio degli elementi, il
modo in cui creano legami e il modo in cui questi legami possono portare
benessere e miglioramento
. Non sono ancora capace di dire cosa sia successo
in questi giorni in Calabria insieme a Richard e Sara, so che è andato tutto
oltre le mie aspettative e che nel giro di poche ore io ho potuto nutrirmi
della bellezza di quello che si è creato. Questo mi conferma che quando fai un
dono con il cuore, ti ritorna indietro cento volte di più. Una carissima
persona Danila, mi invita ad essere orgogliosa di me; di più, mi invita ad
onorarmi e lei, così profonda, è in linea con quanto fatto, prima ancora che
detto, da Richard: onorare la meraviglia che è in ognuno di noi. Onora dunque
il tuo sentire, onora il tuo corpo nutrendolo di buoni pensieri, di pasti
adeguati, di acqua e di intenzioni che esprimano l’amore per se stessi e per
gli altri. Onora le persone che ti hanno messo al mondo, qualsiasi sia stato il loro comportamento: qualsiasi cosa abbiano fatto, hanno realizzato una grande
impresa, quella di metterti al mondo. Onora la vita degli altri con la
consapevolezza che in ogni incontro portiamo le nostre risorse ma anche le
nostre fragilità.
Onora le possibilità che ogni giorno ti vengono offerte.
Onora il tuo cuore, quello fisico e quello spirituale, perché è sempre con te a
dettare il ritmo della tua felicità. Onora il presente perché è l’unico momento
che ci può consentire di fare la differenza. Onora il tempo che ti viene dato
di vivere con le persone che incontri. Onora le buone intenzioni e sii
consapevole che l’attacco e la difesa sono azioni che ti allontanano dalla
meta, che ti allontanano da te stesso. Nessuno ti conosce quanto te.
Onora il
mattino che ti consente di continuare con l’avventura della vita e la sera che
ti consente di ricaricarti. Onora quello che sei e nel tempio che è dentro di
te inchinati, perdona i tuoi errori e quelli che hai subito e vai avanti
perseverando nelle buone intenzioni.
Onora chi ti fa un regalo che arriva
direttamente dal cuore: significa che riconosce che sei prezioso. Onora chi è
capace di dirti grazie e sii grato. Onora la gentilezza e accogli il bisogno
delle persone, compreso tu, di far sentire la loro voce. Onora la
“porta” per la sua capacità di aprirsi e di chiudersi: ho imparato
che la spinta ad aprirsi non esclude il bisogno di chiudere e che chi ti invita
a stare sempre aperto non ha considerato abbastanza seriamente che a volte
chiudere serve per riprendere contatto con la propria individualità.
Onora prima
ancora del treno, la stazione che ospita le infinite possibilità che abbiamo di
partire e di ritornare: non accade mai quello che non ci serve. Se non l’hai
preso il treno è perché non era il tempo di farlo. Onora i sorrisi spensierati
di quando eri bambino e riporta quell’autenticità nel tuo presente: solo a
questo serve il passato. Onora i sorrisi che ricevi senza averli richiesti e
quelli che nascono per portarti calore. Onora i tuoi sogni e l’impegno necessario per realizzarli. Onora la libertà che possiamo sperimentare solo se siamo sinceri con noi stessi e con gli altri. Onora le amicizie che non hanno bisogno
di aggredire ma solo di accogliere senza giudizio.
 Onora la tua anima che ha bisogno di essere
ascoltata. Ognora i traguardi non raggiunti e lascia che siano il segnale che
non era quella la direzione. Onora quelli che hai raggiunto: ricordali tutti,
mi raccomando, sono certa che siano molto più numerosi di quelli che hai
considerato fino a questo momento. Onora ciò che hai perché è quello che ti
serve per essere migliore.
 
Grazie di cuore a Richard e Sara e a tutte le persone che hanno
consentito a me e a Graziella di scrivere una delle pagine più intense della
nostra vita fino ad adesso. Ho ho ha ha

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