Lasciati ispirare da una voce


La voce è più importante di quanto in genere non si pensi. Attraverso di essa esprimiamo le nostre emozioni e dal modo in cui la usiamo dipende spesso l’esito di ciò che facciamo. In base al suo colore, al suo timbro, al suo ritmo possiamo sapere molto di ciò che prova la persona che abbiamo di fronte e altrettanto, o meglio, molto di più di quello che sentiamo noi. Con la voce possiamo rilassare o eccitare, possiamo scoprire nuove verità, avere conferme.
Ogni singola cellula ha l’ossigeno necessario per condurci dritti al traguardo. La voce nasce da esse.
Con la voce trasmettiamo simpatia, fiducia, autorevolezza, passione, come diceva Ciro Imparato. Di certo trasmettiamo ciò che noi siamo e soprattutto la nostra consapevolezza. 
Alla base di tutto c’è la consapevolezza. Senza di essa siamo in balia delle onde.
Ho appena sentito una mia carissima amica, non la vedo da quando mi sono laureata, dieci anni fa eppure la sua voce è così familiare al mio cuore che in un secondo il suo accento, orami un solido incrocio tra il fiorentino e il modenese, ha azzerato le distanze ed anche il tempo trascorso. In men che non si dica sono ritornata a Urbino e con lei ho ripercorso gli ultimi mesi da studentessa. L’immagine è nitida come se stessi lì: c’è il sole che fa brillare le mura, il palazzo Ducale e le sue strade. Salgo su per via Mazzini e me ne vado a sinistra, su via Raffaello per raggiungere la fortezza. Lì mi stendo sul prato verde e respiro l’aria tiepida di una giornata qualsiasi di una splendida primavera. Nessuna dissociazione in atto, semplicemente una voce di un’amicizia profonda mi ha riportato in un mondo nel quale non ho lasciato nulla perchè me tutto ciò che mi serviva me lo sono messo in memoria e mi accompagnano nella mia ricerca strana della mia “primavera”. 
L’entusiasmo di Valentina è contagioso, lo era dieci anni fa e lo è tutt’ora. Mi viene voglia di partire, di andarla a trovare, di prendermi quel tempo che rimando sempre all’infinito. Rimandare ciò che ti fa stare bene è un oltraggio alla felicità che possiamo provare solo se abbiamo il coraggio di circondarci di persone e progetti per cui valga la pena di alzarsi la mattina e fare. Non ho l’abitudine di telefonare e il non poter godere della presenza fisica di una persona mi porta inevitabilmente a metterla da parte, sebbene mai nel dimenticatoio. Quello che non è un’abitudine, in questo caso è un vizio. Bisogna che riprenda la rubbrica e chiami chi mi ha fatto stare bene, chi mi ha sempre accettato per quella che sono e non per quello che potrei essere. Non l’avrei mai risentita Valentina se non fosse suonato un meno di un telefono che non uso più a ricordarmi del suo compleanno. Uno di quei casi in cui la tecnologia è un grande dono per l’umanità.
L’ispirazione deve necessariamente essere nutrita dell’impegno nei confronti di noi stessi per fare il meglio. Ispira la vita che vivi, non quella che potresti vivere. Ispira il coraggio che ti mette in movimento, non l’intenzione di camminare. Ispira il desiderio che realizzi passo dopo passo, giorno dopo giorno non quello che, come fosse una fotografia sfocata, accende il romanticismo del potrebbe e non quello dell’è. Ispira la voce entusiasta di un’amica che ti riserva l’affetto di sempre ed è capace di azzerare distante spaziali e temporali. Ispira ciò che fai con passione e non ciò che fai perchè così si dice, deve essere. Ispira il tentativo tenace di un bruco di trasformarsi in farfalla. Ispira il sole che apre i varchi in mezzo alle nuvole. Ispira il sole che usa la foschia per lasciarsi ammirare senza accecare. C’è sempre un momento in cui la luce intensa non acceca: è quello in cui sei certo non tanto dell’esito quanto dell’intenzione di fare e di tutto ciò che serve per realizzare.

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