La carta colorata dell’uovo di Pasqua


Che strano il destino! un disegno dinamico che non solo cambia i tratti ma anche i colori. Lo chiudi la sera con i confini ben definiti, e lo riapri al mattino senza linee di riferimento e con nuovi punti che ti portano verso direzioni non previste o al contrario ben conosciute. Il rapporto tra la figura e lo sfondo è così interattivo, così figlio della stessa anima, da interscambiarsi costantemente. In questo vortice le conquiste di oggi sono il preludio di quelle future. Si tratta sempre di una conquista tutte le volte che ti soffermi su quel dettaglio che ti consente di imparare e soprattutto di usare l’apprendimento per creare qualcos’altro.
E’ una questione di contatto, di ispirazione, di messa in gioco.
Mio nipote ha steso a terra la carta dell’uovo di Pasqua e ha detto:” adesso faccio un picnic”. Una carta per un bambino è una tovaglia sulla quale sognare qualcosa, un luogo che ha dei profumi, magari quelli dell’erba appena tagliata, un luogo nel quale puoi respirare il profumo di fiori che non sono ancora sbocciati nella realtà ma che emanano l’odore della creatività; un luogo nel quale accanto alla tua tovaglia, ce ne sono tante quante ne hai bisogno per sentire il calore umano. Non c’è bisogno sempre di un prato, a volte basta semplicemente un cuore capace di andare oltre, di trasformare gli oggetti nelle realtà desiderate finché queste ultime non si avverano.
Mio nipote ha tanto da insegnare semplicemente perchè per lui è importante imparare: nessuna cattedra, nessun trono, tutto può diventare elemento di fantasia e con la fantasia lui sa di essere il padrone, l’imperatore del mondo.
Ecco quindi che su un foglio lui disegna linee  che vanno in avanti e in dietro e rappresentanto tutto e il contrario di tutto: sono quello che lui vuole in quel momento e questo è l’unica cosa che importa per davvero. Con la stessa velocità con la quale traccia i suoi percorsi, allo stesso modo li abbandona per rivolgersi ad una tromba e il suono che emette con la sua bocca e la cosa più straordinaria di quell’istante. Dall’immagine al rumore, lui semplicemente gioca. Marcia, salta, si siede, si sdraia e tutto ha un senso, il suo, poco importa che gli altri capiscano o meno. Lui si diverte e questo è lo scopo del suo agire.
I bambini non ragionano, i bambini vivono, costruiscono, distruggono e ricostruiscono per il solo gusto di farlo e imparano mentre assaporano i loro stessi tentativi di esistere.
I bambini non arrancano, i bambini si arrampicano e quando non hanno più fiato si fermano con il corpo ma mai con la mente: continuano a viaggiare, a vagare e nell’arco di una giornata diventano qualsiasi cosa loro desiderino.
I bambini sono dei maghi, piccoli dei, grandi costruttori della possibilità. La magia prende forma nelle loro mani, nei loro continui tentativi di divertirsi. La magia sta nella loro risata soddisfatta, sta anche nella dimenticanza, necessaria per passare a fare qualcos’altro. Sono affamati di vita ma non sono ingordi, sono pieni di entusiasmo, di slancio. Senza alcuna paura, loro non hanno bisogno della filosofia, loro hanno bisogno di concretezza. La plastillina è il tesoro attraverso il quale modellano il mondo.
I bambini sono i maestri della vita, i profeti del futuro, gli scienziati del presente. A noi il coraggio di aver fiducia nelle loro risorse e di recuperare, giocando con loro, la divinità che abbiamo lasciato nascosta da qualche parte dentro di noi.
Oggi è il giorno migliore per essere un supereroe; oggi è il giorno migliore per sdraiarsi sulla carta di un uovo di Pasqua e respirare l’aria pulita di un prato immenso in mezzo ai rumori della città.

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