Gli amori migliori e il disordine


Alla luce di una abat-jour, cerco ostinatamente il senso di quello che sta accadendo ed è proprio quando spengo, quando decido di non cercarlo più che si aprono nuovi orizzonti di comprensione. Tentate soluzioni, riflessioni ripetute e aggrappate a fotografie di sconosciuti, messe in evidenza in un mondo virtuale in cui puoi scegliere che cosa mostrare di te, si accavallano come le onde sulle onde in alto mare. Ci si aggrappa a qualsiasi cosa quando il cuore non riesce a prendere nessun’altra strada se non quella del battito più profondo, dell’intuizione più incredibile e non cercata: come uno scanner si va avanti ed indietro nella time line e si entra anche in quella degli altri per cercare di capire perchè ciò che pensi si stia realizzando, in alcuni frangenti, si allontani. Non sai più perchè non provi dolore ma solo attivazione. Come un detective dell’anima, cerchi di mettere insieme gli elementi, di dare loro una connotazione temporale ed anche spaziale, muovendoti con grande sicurezza tra l’illusione e la realtà, tra l’inganno e la certezza. Attendi che tutto si metta apposto e guardandoti allo specchio, ti chiedi se non sei diventato pazzo, se quello che vedi nell’altro non sia la tua stessa emozione, quella che non accetti, che ti segue, a volte, ti perseguita. Pazzia! che cos’è? chi può dirlo con oggettività? è un movimento dell’anima che si materializza in un corpo fatto di bisogni, di slanci, di rischi. Un corpo che si muove verso l’amore mentre ama. In questo viaggio fatto di specchi e di riflessi, popolato di sogni tuoi e di quelli degli altri, cerchi la strada della tua autenticità. C’è in ognuno di noi il desiderio di maternità, quella condizione creativa che ti rende responsabile di ciò che metti al mondo. L’intero universo è pervaso di esso: c’è un bisogno profondo di essere creatori di qualcosa. Per lo scrittore è forse, prima ancora della storia avvincente,  il riconoscimento da parte dei lettori del suo stile narrativo perchè quando gli altri comprendono che hai uno stile tuo, unico, entrano nella tua anima e l’accolgono per quella che è. Uno scrittore ha bisogno di essere accolto. Per il pittore è, forse, prima ancora dell’immagine, lo slancio emotivo. Lo slancio è senz’altro ciò che accomuna tutti i creatori. Non è tanto importante, infatti, ciò che crei quanto la tensione del creare, quello stato che prende il la nello spirito e gradualmente si trasforma in coscienza e poi in prodotto. Quest’ultimo sarà sempre il segno tangibile di quel battito originario, di quell’istante meraviglioso in cui finalmente accendi il motore e sai che da lì a poco ingranerai la prima e inizierai a guidare: poco importa se su strade sterrate o su autostrade, poco importa se al buio o sotto al sole, se solo o in compagnia. C’è quell’istante primordiale nel quale la tua straordinarietà è più importante di qualsiasi cosa. E’ lì che nasce la memoria e con lei la libertà di esistere. Una volta nella macchina, la destinazione sarà un fatto dettato dalle circostanze. Chi prende la patente, vuole raggiungere un traguardo e quasi sempre, anzi sempre, è l’altro, quell’immagine all’inzio sbiadita fatta di sentimenti ed emozioni confuse, che via via si chiarifica e va a sovrapporsi con altre per focalizzarsi su ciò che realmente vogliamo. Quanta energia, quanto rumore e quanti silenzi accompagnano questo camminare. E così ci sono momenti in cui premi il piede sull’acceleratore per sentire il vento sui capelli, il rumore della strada; ed altri in cui rallenti per godere dell’aria, dei pensieri che si posano sui conducenti e i passeggeri delle altre macchine, del desiderio di cogliere nelle loro espressioni le loro paure ma soprattutto le loro speranze. Ci sono momenti in cui hai bisogno delle curve per soprenderti di ciò che si nasconde oltre esse ed altri in cui i rettilinei sono la tua possibilità di sentirti libero da qualsiasi cosa. L’ordine che ci diamo è solo apparente perchè ciò che nutre la nostra vita è il disordine, quello spazio mentale ed emotivo che si muove nella dimenticanza e nella presenza, che nasconde e svela. Le scoperte migliori le facciamo quando non siamo preparati, quando pensiamo che di certo in quella situazione non c’è niente che possa aiutarci a capire. Le intuizioni migliori nascono nelcaos più assoluto: spesso fanno capolino nei sogni per avvisarci che sono lì lì per essere partorite. Gli amori migliori sono quelli che non chiedono di essere amati, che non sono al servizio di ambizioni particolari; sono quelli che ci conducono verso, che si nutrono più che di domande di risposte, che frequentano il punto interrogativo, più che quello esclamativo, che partono da un puntino su una tela e si trasformano poi in opere d’arte; sono marmi grezzi a disposizione della creatività. Gli amori migliori sono quelli che evolvono nel fare continuo, che riscaldano senza artifizi, che rinfrescano senza necessità di “frigoriferi”, che godono del disordine. Gli amori migliori hanno bisogno del disordine per dare senso e direzione. Gli amori migliori sono quelli che, quando mancano, ti spingono a cercare con tutte le tue forze ma senza alcuna insistenza. Gli amori migliori non resistono, gli amori migliori r-esistono: cercano e si esprimono con la semplicità, si manifestano nell’ accompagnamento reciproco, si dissetano di libertà e si consacrano all’eternità.

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