La casa dei miei sogni


La casa dei miei sogni ha innanzitutto la forma del mio cuore. Datomi in consegna nel primo istante della mia esistenza, ha gradualmente dato vita ai progetti. Alcuni realizzati, alcuni da realizzare ed altri che sono stati abbozzati e lasciati da qualche parte nella memoria. Si dice che niente si cancella per cui, anche i disegni abbandonati, in realtà fermentano da qualche parte nella mia anima. Mi piace come immagine perchè c’è una matita che delinea forme che tracciano un percorso, c’è la fermentazione che produce energia  e c’è un’anima che è il luogo del tutto.
Se vuoi realizzare un sogno bisogna che tu sappia innazitutto cosa vuoi realizzare. Questo primo momento è fondamentale. Per me è quello più dispettoso: come una zattera nel mare che sale e scende, pur restando in superficie, si lascia accompaganre dalle onde; va un pò avanti e un pò indietro. Ci sono giorni in cui tutto è chiaro e a portata di mano ed altri in cui c’è confusione e con essa anche scoramento e voglia di scappare, soprattutto da se stessi. La tendenza è quella di seguire la distrazione: una sorta di vagare tra stimoli che non servono a niente; un vagare che allontana dall’impegno, dalla responsabilità di agire. La stretta allo stomaco fa bene il suo lavoro: stanca, preoccupa e ci fa stare nell’ozio.
E’ in questo momento che bisogna impegnarsi di più, con maggiore vigore. 
Tutto accade per essere fonte di ispirazione. Nel teatro sempre aperto della mente bisogna creare scene di possibilità e dare al cuore il ruolo che merita, quello di narrare, creare, ispirare. In questo teatro, va preparata la scenografia. E’ importante scegliere i colori e le forme perchè rifletta entusiasmo. Quando vorresti darla vinta al nero, scegli il giallo, il rosso, l’arancio, il verde. Quando non trovi pennelli, usa le mani perchè sentano la base sulla quale daranno vita a qualcosa di memorabile. La sfida nasce nella confusione. E’ dalla confusione che nascono nuove strategie che ci consentono di raggiungere il traguardo. Parto dalla scenografia perchè abbiamo sempre bisogno di una stanza per sentire il desiderio di uscire, una stanza nella quale tutto è costruito per dare slancio, per dare e ridare movimento. La sceneggiatura è una punteggiatura emotiva dei tuoi tentativi coraggiosi di continuare nonostante tutto. Come accade nel rugby, giunti alla meta abbiamo sempre la possibilità di andare oltre e questo “oltre” diventa la nostra occasione di mettere i piedi nel futuro sentendo addosso ancora il sudore del prima. Così i pali aperti verso l’infinito sono limiti che possono essere travalicati. Ecco perchè ad ogni pensiero negativo, ad ogni emozione che ci trascina giù bisogna far corrispondere un pensiero positivo e piccoli e tenaci passi che trasformino l’umore. Se mi guardo allo specchio e sorrido davanti a me trovo una persona con la voglia di trovare un senso e andare avanti. Per ogni evenienza di tristezza, mi sono dedicata un momento di gioia. L’ho ricavato dal passato e l’ho arricchito di elementi del presente: ho curato ogni dettaglio. C’ho messo il sole e il calore sulla pelle, un borgo silenzioso eppure attivo, un venticello che mi accarezza facendomi apprezzare il modo in cui la luce illumina le case fatte di pietra e di legno, con i balconi pieni di fiori colorati. C’ho messo me con una sensazione di benessere, di relax. Ho delle scarpe aperte e comode, dei pantaloncini in jeans e una maglietta rossa con dei fiori bianchi. Ho una fascia gialla che mantiene i riccioli e una borsetta di pelle nella quale c’è una bottiglia d’acqua e una card che mi consente di realizzare ogni desiderio di quella giornata. Una card magica, un lascia passare. E’ il gioco della realtà virtuale. Mi serve per ricordare che sono io che ho il potere sulla mia vita. E’ un esercizio per la felicità. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.