La regola principale è quella che ti dai.


Il gusto di usare la penna per
scrivere è ancora acceso come lo era quando non c’erano ancora le tecnologie a
sostituire una mano direttamente collegata al cuore con un click sulle lettere
di una tastiera che è ormai una compagna fedele delle mie narrazioni ma incapace
di lasciarmi sulle mani la potenza affettiva di una biro accaldata dai
pensieri, dalle emozioni, dai sentimenti. Nessuna tragedia, riflessioni su come
i tempi e le nuove scoperte portino benessere ed insieme nostalgia per i fogli
e il loro mondo. Non a caso in Sognando la meta, il signor Saverio, il libraio
ed Ettore il rugbista siano legati a delle penne stilografiche. Potendo continuerei
a farlo, continuerei ad usarle e a condividerle su questo blog che entrato,
ancora piccino, nel 2015 con il desiderio di dare, dare e solamente dare di più,
sempre di più.
In queste settimane stanno
succedendo tante cose dentro di me. Non so ancora dove mi porteranno, so che
sono su una barca, che c’è un mare sul quale sto navigando ed un orizzonte da
raggiungere. Se quest’ultimo è una linea immaginaria, un punto di riferimento
che non può dare la certezza matematica di cosa ti consegnerà quale premio del
tuo agire; ciò sul quale posso agire riguarda la conduzione della nave. C’è da
considerare il vento, c’è da considerare l’umore delle acque. Ci sono da
considerare le risorse a disposizione e le reti costruite e da costruire per
fare una buona navigazione. Dopo un periodo piuttosto lungo senza leggere
libri, adesso sono nuovamente e piacevolmente invasa. Ho ripreso Neve. È in
attesa di essere concluso La legge di attrazione. Si è nuovamente aperto
Emozione e coscienza di Antonio Damasio, lettura dell’università, impegnativa
ma poetica. Lo era più di dieci anni fa e lo è ancora oggi con occhi diversi rispetto
a quelli che avevo quando ero una studentessa. Ci sono poi gli e-book, quelli
che scarichi gratuitamente e spesso sono bignami di ricerche durate anni e che
hanno il potere di accendere nuovi desideri, nuove azioni. Così ieri
pomeriggio, mi sono dedicata a 10 regole d’oro di Livio Sgarbi. Mezz’ora
intensa di me di fronte a me stessa.
La
felicità è un atteggiamento e il successo una conseguenza
(Livio
Sgarbi). Non è detto che viaggino insieme ma se ci riescono rendono la vita di
certo più piena. La felicità è un
atteggiamento, un allenamento quotidiano del proprio corpo, della propria
anima, una cura tenace e discreta del proprio tempo e del proprio spazio. Il successo
è il raggiungimento di un obiettivo che ci si è prefissati
. È qualcosa che
viene dopo aver fatto qualcos’altro. Ecco perché in qualche modo io concordo
con chi sostiene che siano legati e che un successo lavorativo è a metà quando
non è accompagnato da affetti sinceri e dalla capacità di sapersi fermare e di
andare oltre, oltre se stessi, oltre i pregiudizi, di guardare all’altro
cercando ciò che lo rende bello e non il dettaglio che potrebbe renderlo
brutto. Scrivo questo perché siamo abituati a cercare i particolari che non ci
piacciono per giustificare a noi stessi l’incapacità di cogliere l’essenziale e
su questa nostra mancanza costruiamo castelli che facciamo abitare da streghe,
orchi e diavoli. E diabolicamente questo contesto diventa reale ed accumuliamo
tensioni su tensioni convincendoci che siamo sfortunati, che bisogna stare
allerta perché potremmo essere attaccati da un momento all’altro. Vittime della
paura dell’alcione, l’uccello descritto da Esopo che per paura delle insidie
della terra, portò la sua covata su uno scoglio inconsapevole del fatto che il
mare presenti le stesse insidie. Perde la sua covata con una onda e con lei la
speranza. Sfortuna? Non credo! è una paura trasformatasi in catastrofe. Meglio fa
la tartaruga con il suo passo lento che va verso. Non corre come le lepre,
eppure si appassiona al suo andare, porta su di sé la sua casa, perché ciò che
siamo lo portiamo sempre con noi. Lei piccola va con fiducia ed ogni luogo è
buono per riposare e per ripartire. Sa difendersi con la sua corazza e muoversi
con le sue zampette. Bisogna quindi chiedersi come usiamo le energie. Spesso le
usiamo per difenderci attaccando o ritirandoci, invece di procedere con fiducia
nel mondo, consapevoli che tutto ciò che accade, accade per un motivo e che se
sappiamo cogliere i significati profondi dell’accaduto, c’è una lezione da
imparare e tutto da guadagnare. Ecco quindi, che la felicità diventa un
atteggiamento che ha bisogno di fiducia, di essenzialità, di esercizio, di
spontaneità, di umiltà e di responsabilità. Tutto il resto viene dopo! Prima ancora
dei sogni, prima ancora degli obiettivi, io credo ci sia quello che dice
Damasio, la coscienza di sé. Non basta il tremore del cuore, non basta provare
un’emozione, è necessario essere consapevoli di quello che si sta provando. È la
consapevolezza che rende il qui ed ora straordinario perché ci offre l’impareggiabile
opportunità di metterci in discussione, ci consente di vivere a pieno l’istante
e di disegnare con maggiore decisione il futuro, che rimane per me una bozza
fatta con una matita e per questo suscettibile di essere modificato dal modo in
cui viviamo gli eventi che non prevediamo e che comunque arrivano nella nostra
vita e la stravolgono. La coscienza come l’emozione trova se stessa nel corpo, nei
suoi vuoti e nei suoi pieni, nelle sue rughe, nella sua andatura, nel suo essere carne appassionata che vive
profondamente
. Così le stilografiche incastonate da Ettore, in Sognando la
meta, in una piccola teca diventano il simbolo della consapevolezza e insieme l’espressione
di una felicità che ha portato al successo.

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