la strana storia di un oggetto che vive più di una farfalla


Vi è mai capitato di sapere
qualcosa, ma di averla compresa solo quando qualcun’ altro te l’ha spiegata in
un modo nuovo, usando parole diverse? A me capita praticamente sempre. È il futuro che influenza il presente e non
il passato.
Sono i pensieri che facciamo nel progettare il futuro che
condizionano il nostro agire e che creano le condizioni perché quel piano si
trasformi in realtà. E si perché il passato è immutabile mentre il futuro è
qualcosa che non esiste ancora; come la plastilina può essere “manipolato” e
può assumere diverse forme fino a quando non si scatta la foto e la si consegna
all’immortalità, all’immobilità. Questa prospettiva cambia completamente l’atteggiamento
verso il tempo e probabilmente verso noi stessi. Così la difficoltà di
prendersi in giro viene superata grazie alla certezza che la serietà sta
proprio nel dedicarsi più che a ciò che è accaduto, a ciò che sta accadendo.
Quello
che pensi si materializza
: succede per le cose negative, succede
per le cose positive. È una questione di educazione, non quella delle
restrizioni ma quella delle concessioni. Mi concedo l’idea di farcela ed ecco
che, a volte lentamente, a volte velocemente, si costruiscono le piccole e le
grandi azioni che ci consentono di arrivare dritti alla meta. La concessione ci
permette di concentrarci, di orientare tutto 
il nostro impegno verso il nostro desiderio. Come il rivolo che diventa fiume, poi mare! Come il seme che diventa
frutto e poi albero
.
Nel giro di qualche ora, l’Universo,
Dio –chiamatelo come più vi piace – ti mette alla prova: cambi abito e ti trasformi
in un oggetto. Te ne capita uno, proprio quello che hai messo tu nel recipiente,
e tu stai li a cercare di capire come dargli onore. Lui che guida i pensieri,
sul palco si intimidisce e non sa come esprimere la sua passione per quel
liquido magico e la gioia che prova quando scorre creando danze sinuose e a
volte acrobatiche. Tentenna quando ha paura di non essere chiaro e va veloce
come il vento quando l’ispirazione lo avvolge nella sua impetuosità. Quale che
sia la sua natura, fine, grossa, lui prova piacere quando si immerge tra le
trame di quello che un tempo fu un albero. Si
intinge al ritmo del sentimento
. E va giù e su, va dritto, va verso il
basso, va verso l’alto. Mette le pause brevi, lunghissime. Non lo sa questo oggetto che tutto ciò che viene messo in gioco, prima
o poi viene svelato
. Cambia colore, può viaggiare comodo in una tasca e
sentire i palpiti del cuore di chi la ospita, può cambiare la vita di qualcuno,
dare certezze o al contrario nuove incertezze, può suggellare dei momenti
importanti della vita. Ha una grande responsabilità e insieme un grande onore. È a tempo come tutto su questa terra ma
vive più di una farfalla
. Può diventare rosso di passione, blu come i
reali, verde come la speranza, nero come la paura, giallo come l’energia,
fucsia come le fatine. Ha la forma di un bruco e la consistenza di un grissino.
Si muove con la testa in giù eppure non perde mai la direzione. Anzi sembra che
sia proprio questa sua caratteristica che gli consente di poter compire grandi,
incredibili imprese. È per tutti coloro
che hanno voglia di far ballare l’anima, che hanno qualcosa da raccontare, che
hanno voglia di sognare e far sognare, che vogliono svelare un segreto, che desiderano
condividere una scoperta, che fremono per dichiarare il loro amore, che non
vedono l’ora di rintracciare un amico del passato, che amano ricordare, che intendono
augurare la felicità, che vogliono condividere un’emozione, che non si
arrendono al mondo dei pulsanti, che possono essere bagnati da una lacrima,
baciati da labbra trepidanti, profumati dalla vita.
C’è
molta poesia nella sua natura, c’è melodia, c’è colore, c’è calore
: è
una penna ed è appassionata!
Grazie
Fabio!

Ricordo
che tutti i mercoledì pomeriggio andavamo nell’unica libreria del paese, un
luogo pensato nei minimi particolari nel quale ogni angolo esprimeva la
passione per quella realtà fatta d’inchiostro, pensieri e poesia. Tornando
indietro, guardando ancora oggi con curiosità a quel periodo lontano, sento
vivo il rumore delle campanelle all’apertura della porta del negozio; vedo
ancora i grandi scaffali pieni zeppi di libri colorati, un paio di tavolini di
legno e tre sedie, posizionati al centro della stanza e il bancone, stile
saloon vicino all’ingresso. Su di esso campeggiava un’antica collezione di
penne stilografiche.


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