Va dove ti porta il treno!


Credo sia giunto il momento di
riaprire delle pagine lasciate inascoltate perché
i treni persi sono quelli che non era tempo di prendere e quelli in arrivo sono
quelli che forse prenderemo per andare verso direzioni, sperate alcune,
insperate altre.
Ho riaperto Ritorni Prometeo, il mio primo libro, con la
consapevolezza di averlo abbandonato a se stesso e lui mi ha riportato subito
alle parole scritte per incoraggiare i ragazzi a vivere al massimo delle loro
possibilità. Saggio il tempo, ti porta
sempre dove hai bisogno di andare
:
[…]Abbiate il coraggio sempre di far sentire
la vostra voce, traducete la rabbia in possibilità di costruzione, pretendete
da voi stessi e da chi vi sta intorno umiltà e capacità critica
e così, io
credo, che persone come Falcone, Borsellino, don Puglisi continuano a vivere, a
lasciare il segno, a far paura a chi da sempre usa la paura per sopraffare.
Siamo figli di una terra che merita il nostro rispetto e siamo figli di un
mondo che merita la nostra testa alta. E la testa alta ed il rispetto sono
conquiste irrinunciabili. Possederle significa poter vivere ovunque ed anche
questa è una conquista. Curate il bello,
cercatelo in ogni dove, non fermatevi di fronte alle difficoltà e amate tutto
ciò che vi consentirà di arricchirvi, di rendervi migliori.
Sono convinta
che l’unico modo che abbiamo per stare nel mondo in modo dignitoso sia quello
di non avere paura e di sorprendersi del bello che si nasconde solo a chi, pur
vedendo, decide di essere comunque cieco. Lasciatevi
sorprendere dalle piccole cose e proteggetele quanto più potete, pretendete di
stare con persone ricche nell’anima, cercatele, difendetele e amatele nel modo
in cui ve lo chiederà il vostro cuore
.
Ricordo ancora quando ho
scritto questa lettera per ringraziare chi mi aveva aiutato a realizzare il
campionato sulla legalità e i ragazzi che avevano partecipato per come avevano
potuto e sentito. Nel rileggerla a distanza di quasi sei anni, mi accorgo di
come alcune convinzioni siano rimaste immutate, di come il coraggio, l’umiltà,
la semplicità, le piccole cose abbiano mantenuto dentro di me un ruolo
centrale. Tutti valori da coltivare giorno dopo giorno, in mezzo al marasma di
ciò che non si comprende.  
Girovagando a caso, mi
re-incontro con una delle riflessioni più profonde che abbia avuto la
possibilità di fare grazie a un bambino delle elementari:
«Io
abitavo a Colla, frazione di Soveria Mannelli, […]città della provincia di
Catanzaro, città della Calabria, regione dell’Italia, stato europeo, l’Europa è
uno dei continenti del mondo».
In una frase, lui aveva
centrato il senso dell’appartenenza, del sentirsi parte dello stato e ancor di
più del mondo. Le sue parole sono ancora compagne importanti del mio cammino. Senza
scomodare filosofi, sociologi, psicologi lui ha fatto centro. Bastava semplicemente
un po’ di geografia!
Saltellando ancora un po’, mi ritrovo di fronte all’emozione dell’apparire
e al turbinio che si prova quando ci si mette in gioco e si passa dal
palcoscenico intimo dell’anima a quello in cui l’anima si trova a confrontarsi
con la realtà. E mi accorgo di quante persone meravigliose, conosciute di
persona e non, abbiano accompagnano il mio passo e quanto siano state
fondamentali per raggiungere il traguardo più ardito: quello di mostrarsi. Chissà
cosa è rimasto nella loro memoria, chissà se ogni tanto qualche ricordo fa
capolino e sorride del bello realizzato, chissà se sono diventati migliori di
ieri, se occupano il loro presente a dare il massimo senza pretendere in cambio
nulla se non la soddisfazione di averci provato fino in fondo.

[…]Ho
viaggiato molto grazie alle canzoni di Gaber, Celentano e di De Andrè. E
sognato grazie al gabbiano Jonathan Livingston di Bach,  al giovane gambero di Rodari e al profeta di
Gibran. Mi hanno accompagnato nei momenti in cui agitata non sapevo come
sarebbero andati gli incontri, se sarei stata all’altezza, se sarei riuscita a
raggiungere gli obiettivi. I dialoghi
interni non hanno vergogna, nascono, evolvono e fluiscono sereni come i
ruscelli, come fiumi. Senza esitazioni, arrivano alla meta diventando via via
più maestosi. Quando poi cercano di volare nel mondo esterno cominciano a
tremare, a volte perdono la loro fluidità e spesso a fatica riescono a darsi
forma. Acquisiscono la vergogna e cominciano a frequentare le paure. Tuttavia,
le contingenze, le persone giuste, la passione e il pubblico interno, quello
che da sempre occupa la platea dell’anima, fanno si che arrivino. Non sempre
sono come avresti voluto ma tagliano il traguardo.
Accade così che mentre
parli qualcuno comincia a fissarti, qualcun altro a sorriderti, qualcun altro
si commuove e le ore volano e scopri che il dialogo che crei con l’altro, anche
se meno fluente, comunque funziona e funziona bene. Sono stata fortunata:
spesso sono andata a casa contenta.

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