Ridere sotto pelle, incaricata dall’universo


Quando sono entrata nel mondo
dello yoga della risata non potevo immaginare che non solo avrei imparato a
ridere senza un motivo, a respirare a consapevolezza, ma anche a ridere sotto
pelle. È una sensazione strana: inizi a ridere con la bocca, senti i muscoli
che si muovono al ritmo dell’ho ho ha ha e
poi quando smetti di sentire la voce, senti la stessa sensazione. Continui a
ridere e a sentirti carica, energica, attenta, desiderosa di fare bene e
meglio. Così scopri che puoi dare molto
a te stesso, che bastano 15 minuti al giorno per concentrarti il restante tempo
a ciò che ti interessa e a ciò che devi fare
. È incredibile! Per me che
cerco la battuta per ridere, è una rivoluzione del cuore, dell’anima. Ho passato
a San Leo cinque giorni fantastici con delle persone meravigliose, ognuna con
il suo modo di essere unico ed io in mezzo a loro. Non sapevo nemmeno dove si
trovasse questo posto per poi scoprire che si trova a 40 km da Urbino, la città
che ho vissuto per cinque anni e che non rivedo da dieci, da quando mi sono
laureata. Il verde, gli alberi da frutto, le colline che non diventano montagne
e che silenziose accompagnano la sensazione di serenità, le stalle con i
cavalli, l’asinello che canta sempre al momento giusto, le oche, il tavolo da
ping pong e le verdure a gogò per sfamarsi abbracciano tutte le emozioni di un
gruppo che ha bisogno dell’accoglimento per poter trovare la strada della propria
espressione. A capo di questo esercito di buone intenzioni c’è un’unità fatta
di un uomo e di una donna che insieme non arrivano a 80 anni ma che sprigionano
un’energia assolutamente irradiante. Lei sta dietro la console, ogni  tanto tossisce, più spesso preme il tasto
play per farci cantare, ballare, gioire. Lui è nel mezzo e tra una parola detta
in inglese e tante altre pronunciate con l’accento emiliano ti guida con
decisione alla ricerca della tua voce interiore. E ti consente di stare in periferia ma ti spinge anche ad andare al
centro perché la conquista dello spazio è un elemento importante per vivere la
felicità
. Ci si sveglia presto. Alle 7.00 siamo già seduti e assonnati in
un cerchio a fare meditazione. Si inizia a ridere a volume basso, poi sempre
più alto, si respira con il diaframma, con il naso e quindi la voce calda del
nostro master ci guida nella profondità. Le
lacrime salgono dal profondo di un’anima commossa e scendono liberatorie sulle
guance. C’è amore, solo amore in quello che accade, per questo spesso si parla
di magia.
La giornata prosegue con parole alternate al movimento e pian
piano tra energie che vanno su ed energie che vanno giù per poi risalire, gli
abbracci e la condivisione diventano sempre più familiari. Non c’è spazio per l’ozio,
non c’è tempo da perdere ma solo da investire. Ci sono momenti di tensione per
la stanchezza che sale ma c’è sempre una distensione perché c’è la battuta, c’è
uno sguardo complice che non ti consente di lasciare all’inutile di dominare la
tua voglia di imparare e di diffondere quanto più possibile l’importanza della
risata. L’ultimo giorno hai imparato a
prenderti un po’ in giro, ad accettare l’altro per quello che è e che può
offrire; hai imparato a gestire l’umore, a riconoscere il valore di un
abbraccio; hai imparato a guardare con fiducia la persona che vedi riflessa
ogni mattina allo specchio; hai imparato a donare.
E poi sull’aereo che ti
riporta a casa, lasci un libro che non hai fatto nemmeno in tempo a leggere e
ti chiedi il perché. Rispondi che sei sbadata e quando condividi l’esperienza
con una leggerezza insperata scopri che hai fatto un dono, che qualcuno avrà
accolto senza averlo cercato e speri con tutto il cuore che possa essergli
utile, che possa ispirarlo in qualche modo.
Conclusa l’esperienza ti
accorgi che è solo cambiato il luogo dove l’hai fatta ma non lo spirito. Due giorni dopo ti accorgi di essere
cambiata perché un cagnolino ti viene incontro per giocare con te e tu non hai
più paura, hai voglia di stare con lui e lo scodinzolio festoso della sua coda
ha il sapore della risata sotto pelle.
E ridi di pancia perché un prete ti
chiama e ti dice: “organizziamo la festa dei santi che ridono”?
Noi
siamo stipendiati dall’universo, così dice Richard Romagnoli
, il
mio master dello yoga della risata. Penso: che responsabilità! In primo luogo perché
sentirsi parte di esso presuppone riconoscere la propria unicità e ancora di
più la propria straordinarietà. In secondo luogo, perché una volta accettata
questa realtà, la sfida è muoversi per creare armonia.  In tutto questo: “ho ho ha ha” perché citando
sempre Richard, crederci è già riuscirci.
In quei giorni mi ha seguito
una lettera dell’alfabeto e una parola: s e sogno! Ho un grande impegno da portare avanti: sognare con il sorriso!

Grazie
universo di avermi accolto nel tuo “organico”, ne sono onorata …

Quindi mi ero avviata a passo spedito verso il gate, con la
paura di chi prende l’aereo per la prima volta costretta ad affidare la propria
vita nelle mani di un perfetto sconosciuto che mi avrebbe letteralmente
sollevato da terra e guidata in un cielo che, per quanto meraviglioso, era
comunque troppo lontano dalla terra. Mi saltò il cuore in gola quando,
allacciate le cinture, sentii il rumore delle ruote sulla pista e soprattutto
quando decollammo. Fortunatamente trovai il coraggio di aprire gli occhi e di
guardare dall’oblò perché la bellezza di ciò che vidi fu più forte della paura
e, dopo lo stupore iniziale, mi trasmise una piacevole sensazione di pace che
mi fece assopire.



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