L’importanza di essere una trota.


Leggendo un articolo sull’influenza
dell’energia dell’essere umano sul campo magnetico globale, mi sono imbattuta nella
ricerca di un gruppo di studiosi  dell’Università
Ludwig-Maximilians di Monaco che sono riusciti a isolare le cellule del sesto senso, rintracciate nella cavità nasale della
trota. Queste  cellule percepiscono i
campi magnetici e fanno da bussola. Non avrei mai pensato che le trote, capaci
di andare anche controcorrente, possiedono tanti piccoli centri che come gli
aghi della bussola rendono possibile la ricerca. Non avrei mai pensato che
questo pesce mi avrebbe consentito di ragionare sul sesto senso da un’altra
prospettiva. Non solo il sesto senso che salva la vita, ma anche quello che l’alimenta
quando viene ascoltato più che per fuggire, per agire con maggiore
consapevolezza. Al di là dell’esperimento scientifico e grazie ad esso, in
verità, ciò che trovo straordinario è
scoprire che i nostri pensieri, i nostri sentimenti e le nostre intenzioni
possono influenzare il campo magnetico globale
. Non è vero quindi che
possiamo esimerci dal fare tutto il possibile per portare miglioramento. Anzi al
contrario abbiamo tutti il compito di comprendere la nostra natura e di
orientarla al bene. Tutti gli esseri viventi, infatti, producono costantemente
flussi energetici. Nel caso dell’essere umano, si è visto che quando il cuore è in sincronia con la mente,
sperimenta uno stato di coerenza ed è in grado di sprigionare un’energia che
influenza gli altri, gli animali e l’ambiente
.  Questa coerenza consente di trovare soluzioni
creative ai propri problemi e di sperimentare uno stato di benessere interiore
e sociale. In pratica il cuore e la mente possono lavorare come se fossero una
sola unità. Questa unità insieme alle altre unità determinano una coerenza di
gruppo. La vittoria dei gruppi è data
dalla capacità dei singoli di utilizzare l’intelligenza intuitiva del cuore,
usando con naturalezza sentimenti profondi come la compassione e l’apprezzamento
.
Il gruppo è come la sfera di Goku: un
concentrato di energia non filosofica ma chimica, fisica
. Le persone che
partecipano sinceramente della propria e altrui passione e apprezzano l’altro
sono portatori sani di energia positiva e hanno in sé una potenza non fatta di
prestigio ma nutrita di autenticità. Nel tempo, grazie alla partecipazione
sincera, è possibile conseguire obiettivi importanti per il singolo e
soprattutto per la collettività. Una squadra
che vince è fatta di esseri umani in connessione emotiva, capaci di
comprendersi al volo e di lavorare come se fossero un’unica unità, capaci di
attivare “le cellule del sesto senso” orientando l’azione al raggiungimento del
traguardo
. Essere unità significa accettare e cercare le differenze. Come i
pezzi di un puzzle, diversi l’uno dall’altro, sono tutti essenziali per la
costruzione del quadro e necessitano di essere posizionati in un determinato
modo perché possano essere utili al gioco, allo stesso modo i giocatori hanno
necessità di essere riconosciuti nella loro unicità ma soprattutto nella loro
capacità di attingere alle proprie risorse e di metterle al servizio del
gruppo. Quando il singolo cerca di
emergere a scapito dei compagni, condanna se stesso all’insoddisfazione. Quando
il singolo al contrario lavora per far emergere la squadra, spiana la strada
per la “gloria”, non quella vana della vetrina ma quella fondamentale della
realizzazione di sé.
Ecco perché è necessario dare voce all’intuizione del cuore, abbassando il rumore dell’ego
che devia e che non consente di essere parte di quella sinfonia che fa bene all’anima.
È profondamente saggio quello che sostengono Fulvio e sua figlia sulla
facilità: facile vuol dire che ti entra
subito nell’anima e ti lega a sé.
Questa è l’intuizione del cuore, questa è
l’energia che si lancia nel mondo influenzando il campo magnetico globale. È importante
quindi “assumersi la responsabilità
della propria energia
” perché più siamo consapevoli della nostra potenza,
più siamo com-passionevoli, più siamo capaci di apprezzare, maggiori
opportunità abbiamo di creare coesione e con la coesione la felicità. 
Sull’amato
e odiato rettangolo di gioco impattavo con rabbia contro Sergio che era il
tallonatore, il leader della mischia, quello che dava ritmo all’azione. La
leggendaria competizione tra gli avanti e i tre quarti trovava conferma nei
nostri contrasti che trascinavano l’intero gruppo verso inevitabili sconfitte a
catena. Con il nostro atteggiamento avevamo violato i principi cardini del
rugby e creato un diffuso nervosismo tra i nostri compagni, ormai arrabbiati ed
esasperati dall’antagonismo scellerato di cui eravamo i soli e unici artefici.
La goccia che fece traboccare il vaso fu una battuta acida di Sergio al termine
dell’ennesimo allenamento: mi buttai addosso a lui come una furia e ce le demmo
di santa ragione fermandoci solo quando fummo allo stremo delle forze. Carlo,
che ci aveva osservato senza intervenire, ci obbligò a ripulire gli spogliatoi
e ci ordinò di presentarci l’indomani nel suo ufficio.
“Con
questo atteggiamento non mi servite,  non
siete utili né alla squadra né a voi stessi, per cui a partire da oggi avete un
mese per trovare una soluzione, al termine del quale se non sarà cambiato
nulla, vi butterò fuori a calci”.
La
rabbia, la testardaggine e l’orgoglio dei miei sedici anni si erano a tal punto
impadroniti di me da farmi rischiare di non diventare mai un rugbista, dettando
regole antitetiche alla mia meta. La crudezza di quelle parole e la saggezza di
mia madre mi aiutarono a concedere a me stesso e al mio compagno di stanza un
terzo tempo suggellato da una pizza e una birra in un pub non molto distante
dal convitto. Scoprii così che Sergio era migliore di quanto credessi, e in
breve, il suo accento, tanto fastidioso all’inizio, mi divenne caro. Più
abbassavo le difese e mettevo da parte i pregiudizi, più la nostra amicizia ci
consentiva di migliorarci come atleti e ancora di più come persone.
La
verità è che se non ci avessero lasciati da soli a trovare un modo di andare
d’accordo, avremmo continuato a odiarci e avremmo perso tante occasioni
entusiasmanti che puntualmente si presentarono e che all’epoca non potevamo
nemmeno immaginare. 

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