Stupore e scoperta: la formica resuscitata


Le intuizioni servono per
compiere le imprese più improbabili. Scatenano reazioni a catena e conducono
verso la meta se riusciamo a canalizzare correttamente le energie. Sono tanto
orientate al benessere quanto al malessere. Sta a noi acchiapparle quando
dispettose arrivano alla mente e poi sfuggono via velocemente  se non hai il retino giusto. Insieme alle
intuizioni ci sono le azioni e le azioni
altro non sono che i colori che scegliamo di utilizzare per dipingere sulla
tela ciò che abbiamo nel cuore
. Sono particolarmente attratta da quelle
piccole, dalle gocce che costanti scendono sulla roccia e creano il varco per
arrivare al mare. Perché ogni  goccia aspira al mare al pari di come ogni  essere umano aspira alla realizzazione.
Per me è un fatto certo, scontato . Ma essere scontato non significa che costi
poco: l’investimento è proporzionato all’impegno che siamo disposti a mettere
in ciò che facciamo. Intuizione, azione e impegno, tuttavia, non sarebbero
niente se non ci fosse lo stupore, quello che ti assale quando sei davanti a
qualcosa di nuovo e ti sconvolge, a volte per il fatto che era davanti a te,
altre volte perché lo hai trovato in
terre insperate in momenti non calcolati
. Fra tutte le emozioni, lo stupore
è quello che preferisco: occhi spalancati per vedere meglio, bocca aperta per
assaporare la novità, orecchie più sensibili, naso più propenso a respirare e
muscoli e cellule in movimento. E stai lì a raccogliere, ad esplorare, a
conquistare, a vivere al massimo delle tue possibilità.
Il passaggio dallo stupore alla
realizzazione è a portata di mano: quando
ci stupiamo impariamo, se impariamo cresciamo e, se cresciamo ci realizziamo
.
Ritornano imponenti nel mio pensiero le piccole cose e quel cambiamento
quantico che rende il solito insolito e il vecchio nuovo. Basta un ostacolo al
movimento abituale e la nostra vita si apre a nuove opportunità. I cosiddetti geni fanno questo: si
stupiscono osservando quello che gli altri non sono disposti a notare e condividono
la scoperta
. Poi, arricchiti, passano avanti e continuano il loro viaggio
nei segreti della vita mantenendo l’atteggiamento leggero e stupito dei
bambini.

L’interesse
per quegli insetti nacque in un giorno d’estate grazie all’ennesima caduta
dalla bicicletta per eccesso di “scioccagine” che mi consentì di assistere da
vicino ad un evento che per me ebbe del miracoloso: uno di loro era immobile
attorniato da tante bricioline di pane e da un andirivieni di quelle che io
reputavo essere le sue compagne di lavoro. Poiché in quel periodo sognavo di
essere una dottoressa, diagnosticai immediatamente un infarto e mi adoperai per
portarla nella mia clinica che aveva sede legale nel garage tra la legna e
l’armadietto degli attrezzi di papà. Quando provai a metterla su una
foglia-ambulanza prese a muoversi freneticamente come non fosse successo nulla.
Fu tale la sorpresa che mi alzai di scatto e corsi a casa dalla mamma per
raccontarle quello che era accaduto. Poi, come spesso accade nella vita, quella
formidabile scoperta perse di importanza nascondendosi in qualche angolo della
memoria. 


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