Energia e amore: un inno più o meno probabile della leggerezza


Se
mi guardo indietro, penso che l’irruenza e l’iperattività erano dati dal fatto
che non avevo fratelli. Ne avrei voluto almeno un paio, ma nonostante le
numerose richieste a Babbo Natale perché convincesse la cicogna, non sono mai
arrivati. In compenso, ho vissuto con dei genitori che mi ascoltavano, mi
consentivano di cadere e di rialzarmi e arricchivano la mia fantasia con le storie
del passato e dei miei antenati. Tra tutte, la mia preferita era quella che
narrava l’amore dei miei bisnonni materni, Pietro e Maria Teresa. Il viaggio di
lui verso l’America in cerca di fortuna, la sua promessa mantenuta di fare
ritorno da lei in tre anni e sei mesi e la forza che ebbero nel superare gli
ostacoli rappresentati dalla loro appartenenza a classi sociali diverse, mi hanno
sempre fatto sognare.
Ognuno di noi ha la sua idea dell’amore
e di come lo si debba cercare. Io credo che semplicemente esista e che sia un
fatto di chimica. La penso un po’ come Einstein.  Quando due persone si trovano dal punto di
vista energetico, ci crea un canale diretto di comunicazione, un modo di
esistere votato all’altro ovunque si trovi. Qualsiasi atto compiamo per
allontanarci da questa certezza, comporta dolore, molto più dolore di quanto
non si possa immaginare. Al contrario, quando coltiviamo quello che sentiamo
senza tante pretese e con quella sana leggerezza che ci spinge a usare le ali e
a solcare il cielo, piuttosto che a diventare pietre e affondare inermi nel
mare, allora proviamo quel sentimento intimo di accoglienza, di presenza fisica
e spirituale che ci fa sentire a casa ovunque ci troviamo purché siamo con la
persona che “ci elettrizza”. L’amore è una cosa semplice: nessuno ce lo
insegna, siamo tutti capaci. Quello che possiamo migliorare è il modo in cui lo
esprimiamo ma la sostanza di ciò che proviamo è innata, nasce dentro e si
esprime fuori come sa e come può. Ci vuole forza, ci vuole “l’America”, quel
luogo lontano , quella meta verso cui tendere e fiducia. Fiducia in chi si ama, nel
ritmo che il “noi” crea stando insieme a progettare. Non credo ci siano regole,
c’è forse il “tempo della battuta”, come dice la mia amica Annamaria, quella capacità
di rispondere con leggerezza a ciò che accade; una lettura fatta con tenerezza
del presente, di quello spazio intimo in cui c’è solo ciò che siamo, nudi nell’anima
e vestiti di ciò che desideriamo e vogliamo.

Per accompagnare questo post ho
scelto la fotografia di tre donne (due delle quali sono le mie bisnonne) in
posa per il loro mariti in guerra. Mi colpisce un particolare: portano con loro un mazzo di fiori, piccoli ma
pieni, a testimonianza del legame, di quel filo sottile che le lega ai loro compagni.
C’è molta poesia in questo piccolo gesto: io sento il profumo del loro sentire,
lo vedo nei loro sguardi, nel modo tenero con il quale stringono i fiori e mi
sembra di partecipare al loro messaggio. Una di loro ha indossato il vestito da
sposa a ricordare al suo amore il giorno in cui si sono votati l’uno all’altro;
un’altra porta in grembo un bambino, frutto della promessa fatta di far ritorno
in tre anni e sei mesi. Magia, pura magia: questo è l’amore!

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