Il fotopensiero virtual-psichedelico


Da oggi assocerò
delle riflessioni a delle foto aprendo virtualmente un luogo nel quale mostrare
i pensieri che nascono quando ci si poggia, per caso o per ricerca intenzionale,
su immagini. Stessa cosa farò con le canzoni e i video. L’intento è quello di spingersi oltre fermandosi un attimo.
Tra le diverse
fotografie scattate per Sognando la meta (ma non saranno solo quelle!!!) ho
scelto una di quelle scattate da Franscesca Arcuri alle Castella a Capo Rizzuto.
Facendo una breve ricerca sulle conchiglie, per me, si accende il primo
stupore…
Sulla Treccani e su Wikipedia si definisce la conchiglia come una struttura
biologica rigida e dura che protegge e sostiene i Molluschi e i Brachipoda. È
fatta di strati sovrapposti dei quali il più giovane è interno, e quello più
vecchio esterno.
Questo involucro al quale affidiamo il rumore del mare e che
ferma i pensieri quando per caso lo troviamo in spiaggia svolge un ruolo così prezioso per gli
esseri umani: protegge come fa una
madre con un bambino, sostiene come
fa chi ama con chi è oggetto del suo amore e nasconde dietro la sua apparenza di “anziano” la sua più viva
gioventù.
Che
bellissima metafora della vita in
questa giornata di sole!!!
Per
associazione di pensiero, cerco qualche poesia che parli di loro e subito
google mi presenta Salvatore Quasimodo
e la sua “La conchiglia marina”: “O conchiglia marina, figlia della pietra e
del mare biancheggiante, tu meravigli la mente dei fanciulli”.
Mi spingo oltre e scopro che per gli Aztechi
simboleggia il dio della Luna e quindi della nascita della vegetazione e della
vita, per i Greci è legata all’amore (Venere nasce da lei), per i Cinesi è
fortuna e prosperità, per i preistorici è legata alla fertilità. 
Cerco anche nella musica e trovo Jovanotti con
Estate, Le Orme con Fragile Conchiglia e i Cugini di campagna con Conchiglia
bianca.
Scopro
così la bellezza dei versi di Estate
e la massima che ci invita a fare per non restare ad uno stato minerale, diventare
vela
nel mare
della vita sfidando il vento
e antenna per recepire i segnali che giungono a noi da ogni dove, a sentire il mare, l’immensità, anche con una
piccola conchiglia che conserva in sé i segreti
dell’acqua
:
se
non avessi voluto cambiare
Oggi
sarei allo stato minerale
Mi
butto
Mi
getto tra le braccia del vento
Con
le mani ci faccio una vela
E
tutti i sensi li sento
Più
accesi
Più
vivi
Come
se fosse un’antenna sul tetto
Che
riceve segnali da un mondo perfetto
Sento
il mare dentro a una conchiglia. (Jovanotti, Estate)
Mi
stupisco poi a scoprire Le Orme, un gruppo musicale degli anni settanta
appartenente al periodo progressive
italiano con il loro inno al sogno e
alla responsabilità che abbiamo
quando lo disegniamo nella nostra anima.
Anche quello più fragile può realizzarsi e rivelare  la profondità
(perla), accesa di immensità
(azzurro)  e capace di liberare energia (schiuma):
Solo
noi potremo fermarci in tempo
anche
il nostro sogno più fragile vivrà
lo
salveremo noi
non
chiederemo una cosa in più
Dentro
di te conchiglia
io
troverò l’azzurro
ti
scoprirò di perla
libererai
la schiuma
 (Le Orme, 
fragile conchiglia)
Rimango
piacevolmente sconvolta dei versi della Conchiglia bianca dei Cugini di
Campagna e di quella tensione amante
che spinge a superare le resistenze
e a cercare l’essenza dell’altro:
Tu,
conchiglia bianca tu
che
da quell’onda sei venuta giù.
Tu
che chiudi nel tuo guscio i tuoi pensieri
e
non ti accorgi mai un po’ di me.
Piccolo
intreccio di corallo
prima
o poi ti prenderò
nella
mia rete di cristallo  (Cugini di
campagna, conchiglia bianca)

Ritorno alla definizione di conchiglia e mi fermo su
una informazione che avevo lasciato nel dimenticatoio:da lei nasce la perla
che altro non è se non la reazione all’irritazione che subisce il mollusco
quando viene un corpo estraneo si poggia nella cavità palleale. E qui si apre
un nuovo concetto e cioè che la bellezza può nascere anche quando ci
“irritiamo” e ci adoperiamo per risolvere il “fastidio”, che altro non è se non
il momento in cui usciamo dal guscio e ci mettiamo realmente in gioco. In
quell’istante qualcuno scatta una fotografia di noi e tutto cambia. Come
direbbe il mio master teacher dello yoga della risata Richard Romagnoli:
ho ho ha ha; ma questa è un’altra
storia… J

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